Autonomia Monetaria Siciliana

La Sicilia, benchè popolata tanto quanto Norvegia e Finlandia, subisce un sottosviluppo secolare, largamente dovuto all’insufficienza di denaro liquido circolante. Liquido che, sempre proveniente “da fuori”, non è mai stato emesso, né lo è tuttora, per sostenerne l’economia. L’Altra Sicilia propone quindi l’autonomia monetaria siciliana con il triskele, Moneta Franca siciliana.

“Franca” vuol dire libera da debito e da interesse, quindi con esclusiva funzione di mezzo di scambio e non di portavalori, né nello spazio né nel tempo.


Il triskele servirà da buono lavoro, esclusivo al di qua dello Stretto. Circolerà insieme all’euro, questo con funzioni di divisa “estera” e quella di circolante domestico. Una imposta del 2% trimestrale (8% annuale) sui buoni da 1, 5 e 10 triskele ne assicurerà la circolazione rapida, cioè la capacità di cambiar di mano 400-500 volte in un anno, così muovendo beni e servizi per un valore 400-500 volte quello nominale dei buoni.

La disoccupazione diminuirà in proporzione diretta alla sua libera accettazione, creando una offerta di lavoro capace di assorbire il milione e rotti di siciliani disoccupati, che non lo saranno più.

Come funziona la MF in pratica?

Per sanare i danni del terremoto del Belice del 1968, vennero “stanziati” 12 mila miliardi di lire (circa 6 miliardi di euro), dimostratisi incapaci di completarne la ricostruzione in 40 anni. Lo hanno impedito i sottoprodotti dell’usura: sprechi, peculato, malversazione, incompetenza, prurito di novità, immobilità burosaurica, cattive leggi, pizzi, corruzione, eccetera.

È deprimente che la popolazione della Valle del Belice sia rimasta praticamente quella che era 40 anni fa. Ma non è tutto.

Non fu lo Stato Italiano ad emettere quei 12 mila miliardi. Fu il sistema bancario, con cui lo Stato contrasse un debito che lo costringe tutt’ora a tassare e tartassare i cittadini per pagarne gli interessi. Cosa sarebbe successo invece con una lira franca?

I Comuni dei paesi colpiti l’avrebbero emessa a terremoto finito, in ragione, diciamo, di 1000 lire x 100 000 persone = 100 milioni. Circolando 400 volte in un anno, quei 100 milioni avrebbero finanziato lavoro e materiali locali per 40 miliardi. In due anni, gli stessi 100 milioni, continuando a circolare, avrebbero finanziato 80 miliardi di ricostruzione. Il tutto senza indebitare nessuno, e ricostruendo gli abitati dov’erano e com’erano, invece di farli deturpare da “furasteri” entusiasti ma su lunghezza d’onda culturale diversa. Ogni famiglia avrebbe ricostruito la propria abitazione secondo desideri propri e canoni tradizionali. E non vi sarebbe stata emigrazione.

La MF, libera da debito e da interesse com’è, non prevede “fondi”, “riduzione di costi”, “analisi costi-benefici”, “risparmi di tempo”, e altri termini usurai ai quali siamo tanto abituati da non riflettere quanto siano assurdi. Il costo di un’opera viene misurato in ore di lavoro, non in unità di MF. Qualsiasi pagamento avviene in contanti e alla consegna, senza scadenze di “fine mese”. Il risparmio avviene esclusivamente depositando MF in istituzioni pubbliche, che la riimmettono immediatamente nel circolo sanguigno dell’economia reale. Non vi si può speculare su.

Con il triskele qui proposto la Sicilia potrà non solo occupare i suoi “schiffarati”, ma anche far rientrare i suoi figli emigrati, nonchè intraprendere opere come: raddoppiare la Messina–Fiumetorto (anche per TVA), costruire un tunnel galleggiante sommerso Messina – Villa, “addrizzari” la Palermo-Agrigento, allestire un centro di ricerca nel vecchio stabilimento Fiat di Termini, rimboschire l’isola, a cominciare dai cocuzzoli brulli disboscati secoli fa, modificare la Circumetnea con trazione a vapore per attirare i turisti patiti di quella tecnologia, sfruttare la pendenza dei corsi d’acqua per generare energia elettrica democraticamente ed invisibilmente, allestire impianti di desalinizzazione lungo le coste e nelle isole minori, costruire parcheggi sotterranei e metro nelle città, riattivare i “qanat” idrici di Palermo costruiti dagli Arabi un millennio fa, interrare la “sopraelevata” bloccata dai Verdi, produrre concimi organici come servizio pubblico per migliorare la qualità dei cibi e la resistenza immunitaria dei siciliani, ecc. Il limite superiore del da fare verrà determinato dalla disponibilità di manodopera, non dal triskele.

Le condizioni sine quibus non del successo sono esclusivamente l’unione di intenti e la buona volontà dei siciliani. L’Altra Sicilia si augura che non manchino né l’una né l’altra.

Silvano Borruso, L’Altra Sicilia – Kenya