Confartigianato Trapani contro OGM

Trapani, 12 settembre 2007

Anche CONFARTIGIANATO TRAPANI dal prossimo 15 settembre si aggregerà alla carovana referendaria composta da ventotto associazioni nazionali che in due mesi cercherà di raccogliere tre milioni di firme per sbarrare la strada all’utilizzo in agricoltura degli organismi geneticamente modificati.


Tre milioni di firme entro il 15 novembre per allontanare dalle tavole degli italiani lo spettro dei cibi-frankestein. Questo l’ambizioso obiettivo della “Coalizione ItaliaEuropa – liberi da Ogm”, che ha riunito a Roma le ventotto maggiori associazioni dell’agricoltura, artigianato, distribuzione, consumatori, piccola e media impresa, ambientalismo, scienza, cultura e cooperazione internazionale, per restituire ai cittadini la libertà di decidere sulla qualità del cibo che mettono nel piatto.

“Dobbiamo mettere I cittadini nelle condizioni che possano operare una scelta consapevole, in piena trasparenza e sicurezza, degli alimenti che acquistano. Un consumatore più informato e responsabile è l’arma migliore per contrastare I fenomeni della concorrenza sleale, delle contraffazioni, delle importazioni illegali di prodotti a costi irrisori e a scarso valore aggiunto”. Questo il commento di Orazio BILARDO Presidente Provinciale di CONFARTIGIANATO Trapani che interviene nella vicenda e si mette di traverso bocciando un fenomeno che tende a snaturalizzare la filiera agroalimentare del paese, spostando nei laboratori la ricerca della qualità che da sempre si sperimenta e si trova nei campi. Secondo lui l’Italia non avrebbe nulla da guadagnare se profumi, aromi, ingredienti, e prodotti, al posto che essere ottenuti per via naturale, fossero realizzati in provetta da camici bianchi. “La difesa delle tradizioni dell’artigianato e delle piccole imprese è fondamentale per consentire alle nostre aziende e al made in Italy alimentare di mantenere posizioni competitive sui mercati nazionale e mondiale, preservando la qualità e la specificità di un cibo ‘non globalizzato’ ”.

Per l’artigianato agroalimentare una partita grossa, di quelle che non si possono perdere: 80.000 imprese con 240.000 addetti che realizzano quasi il 90% delle specialità della cucina italiana e che utilizzano materie prime sicure e prive di organismi transgenetici. Una partita che per l’intero comparto vale il 15% del prodotto interno lordo: una ricchezza che non può essere messa a rischio.

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