Specisti, animalisti e vegani
Mode e tivvu stanno portando avanti nuovi modelli sociali e comportamentali che rivoluzionano drasticamente convinzioni già ben radicate in queste nostre società che sono riuscite a passare indenni, o quasi, millenni di lotte e di rivoluzioni, guerre e distruzioni, con la volontà e la determinazione, che è tipica solo dell’essere umano, di ricominciare la sua storia, dopo le piene più perigliose, cercando di non cadere negli errori precedenti.
I modelli umani subiscono oggi. una mutazione, adeguandosi alle esigenze di una società che ha esaurito scienze e filosofie e persino religioni, e si trastulla nel nichilismo che si lascia scorrere tutto addosso e che disegna perfino l’individuo transgender, una specie di ectoplasma né carne né pesce ma che rivendica accezioni morali, civili e persino religiose. Il vestire ed il pettinarsi cambia, segue i santoni del momento, impone un modello che i nostri stessi nonni non riuscirebbero a immaginare certamente a condividere.
Oggi si sta imponendo una moda detta dell’antispecismo, una teoria che rigetta semplicemente lo specismo, (teoria corrente che non accetta di ridurre l’uomo al rango di un animale qualunque), una teoria che a detta degli antispecisti non deve più ritenersi dominante e deve portare gli esseri umani a non discriminare più gli animali
In verità si rimprovera agli specisti, quasi il 99% dell’umanità, di aver creato uno scala gerarchica delle specie viventi e di aver posto l’uomo al vertice di questa piramide di valori.
Il primato dell’uomo, animale politico è il logos, il ragionamento. L’uomo è dotato di ragione, ed è capace di spiegare il suo ragionare attraverso il linguaggio; da questo il primato che nessuna altra forma animale può avere.
L’essere umano è la creatura più perfetta del regno animale, la sola dotata della facoltà di creare produzioni materiali e immateriali, che poi trasmette ai suoi discendenti, capace di trascendere la sua condizione biologica e di creare produzioni durature. Interviene anche sul suo habitat, sulle condizioni dell’ambiente, mentre le altre creature lo subiscono.
Giunti a questo stadio gli antispecisti, I partigiani del progresso, si rivelano quantomeno arcaici, ragionando per assurdo forse vorrebbero che le nostre istituzioni venissero adattate al regno animale e pure vegetale, proporrebbero una corte europea dei diritti dell’animale, un parlamento europeo delle specie, auspicherebbero un tribunale per giudicare i macellai e i vivaisti…
Eugenio Preta