Quegli egiziani in fuga per le campagne di Lampedusa…

Lampedusa, 30 luglio 2007


E’ successo. Era inevitabile. I clandestini si ribellano al rimpatrio forzato, e ancor prima alla residenza forzata in quelli che ipocritamente chiamiamo “centri di accoglienza”.
Si ribellano e malmenano le forze dell’ordine (sono loro i padroni, no?) e scavalcano i muri di cinta, perdendosi nelle contrade lampedusane, nuovi briganti saraceni come nel VII o nell’VIII secolo…


Che colpa abbiamo, noi siciliani di Lampedusa, perché tutti in questo momento ci sentiamo delle Pelagie, della bancarotta dello stato italiano nelle sue “politiche per l’immigrazione”?

Abbiamo la colpa di essere italiani ed europei, cioè di appartenere a comunità che fanno da tempo del “mondialismo” la loro bandiera. E in più di essere ai margini di questo impero commerciale, cioè i più esposti alle scorribande di chi, da fuori, vuole impossessarsi delle nostre terre.

Basta con le ipocrisie! Diciamo le cose come stanno! C’è chi, dall’estero, finanzia questa “pacifica” invasione e non c’è nessuno che ci difenda.

E’ di qualche giorno fa la notizia di un tentato rapimento di un bambino a Isola delle Femmine ad opera di una cittadina rumena (nostra compatriota europea): viva l’Europa!

I “poveretti” di oggi saranno i padroni di domani.

Noi che discendiamo dai Sicani, che abitiamo questa terra da più di 20.000 anni, dovremo lasciarla ad altri che non sanno nemmeno su che cosa stanno mettendo i piedi. E’ vero che nelle vene abbiamo anche sangue saraceno (anche se un secolo, un secolo e mezzo circa della nostra storia non va neanche troppo sopravvalutato). Ma qui non si tratta di una pacifica integrazione con un’altra componente etnica come le tante che abbiamo conosciuto nella storia. Qui si tratta di un’invasione bell’e buona proprio mentre economicamente la Sicilia viene smontata pezzo a pezzo costringendo i nostri figli, i nostri migliori figli, ad emigrare.

Ma chi difende la Sicilia da questa invasione? Non l’Italia, ormai moralmente a brandelli, non l’Europa, grande e inutile meretrice… Solo noi potremo farlo. Solo se ci riapproprieremo del nostro destino e non lo delegheremo più ad un’aristocrazia imbelle e improduttiva di parassiti della politica.

Ridefinendo i rapporti con l’Italia in senso confederale e andando via dall’Europa potremo regolare la questione a modo nostro:

– leggi molto restrittive per la concessione della residenza solo a chi stabilmente lavora o studia in Sicilia ed ha le “carte giudiziarie” in regola;
– jus sanguinis al posto dello jus soli (siciliani si nasce, da genitori siciliani o sposando un cittadino siciliano residente ovvero si diventa, ma attraverso un lungo e certificato processo di naturalizzazione);
– raid, dai semafori ai centri storici, contro le comunità clandestine e loro rimpatrio forzato nei paesi di origine;
– espulsione forzata di tutti i nomadi, o, in alternativa, loro stanzializzazione con estensione agli stessi dei diritti, ma anche dei doveri, previsti per tutti i cittadini (igiene, obblighi scolastici, etc,);
polizia marittima nel Canale di Sicilia con scortamento dei natanti clandestini nei porti di partenza;
– accoglienza “militare” dei naufraghi, con catene ai polsi, pane e acqua, e rimpatrio immediato.

Insomma da soli potremmo difendere sul serio noi e i nostri figli. Con Prodi, Berlusconi e compagnia bella non avremo scampo.

L’Altra Sicilia, Lampedusa


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