Rivolta fiscale? Se fosse vera…

Palermo, 16 agosto 2007

La rivolta fiscale cui chiama “i Padani” il “Senatur” non riguarda solo
loro e su questo punto L’Altra Sicilia sente il dovere di intervenire.

L’oppressione fiscale insopportabile dello stato italiano fa chiudere non poche imprese di altre parti d’Italia e della stessa Sicilia, la
quale più di ogni altra soffre delle sessantennali violazioni del suo
Statuto improntato al federalismo fiscale e regala al continente energia
elettrica, petrolio, gas, suoi derivati, irpef e iva in cambio di una
pioggerella di trasferimenti e “aiuti” che servono solo a Cuffaro & co.
per alimentare le clientele elettorali di un popolo reso miserabile e in vendita.


Sciopero fiscale? Rivolta?

Se fosse vero, sì.., ma non per mettere in
ginocchio Prodi, ma l’Italia stessa così com’è concepita, cioè fondata
sul lavoro … degli altri.

Le sparate estive non bastano, signor Bossi, tra un mese non ne parlerà
più nessuno, vedrete,…

E poi, se ci fosse Berlusconi, che fa? nessuno sciopererebbe più?

Forse
che con lui ci possiamo fare rapinare più allegramente? E no, Signor
Bossi, le rivoluzioni sono una cosa seria e non si buttano così alla
rinfusa e solo finché ci convengono! Ma se i contribuenti dell’Italia del
nord si ribellassero a oltranza in difesa dei loro diritti, noi saremmo
d’accordo con loro, noi Siciliani dovremmo unirci a loro, ma ad una
condizione, che si applichino da domani mattina gli artt. 36 e seguenti
del nostro Statuto, che è parte della Costituzione, secondo cui la
Regione stabilisce le imposte che hanno vigore nella Regione e nessuna
imposta erariale (tranne le poche fissate per Statuto) è da considerarsi
legittima: non lo è l’IRPEF, non l’IRES, non l’IVA, il famigerato “canone
RAI” e così via.

Da domani nessun siciliano dovrebbe più pagare questi
tributi illegittimamente prelevati dalle nostre tasche, ora che non
arriviamo neanche a fine mese per finanziare col nostro lavoro quegli
stessi politici che celebrano con spese folli 60 anni di stupro del Popolo
Siciliano.

In cambio la Regione, quella nuova che vorremmo, dovrebbe
responsabilmente fare a meno di tutti i trasferimenti tranne quelli previsti dalla
Costituzione (il fondo perequativo di cui alla riforma del Titolo V
della costituzione e quello di “Solidarietà nazionale” di cui all’articolo
38 del nostro Statuto) ma, alla conta dei fatti, solo con l’imposizione
sui derivati del petrolio, saremmo più ricchi di prima e il
sottosviluppo sarebbe solo un ricordo.

Ma i Siciliani non si ribellano, gli hanno raccontato la favola che
senza l’Italia non ce la fanno e loro ci credono pure, e la Lega fa
soltanto finta di alzare la voce…

L’Altra Sicilia, Palermo