L’indennità di presenza? In Sicilia la prende anche chi sta in ferie

Di seguito un articolo di Massimiliano Lussana pubblicato su Il Giornale lo scorso 30 agosto 2008.

La prima notizia è che il contratto di lavoro per i dipendenti pubblici della Regione Sicilia prevede l’indennità di presenza: cioè i regionali siciliani sono pagati un tot, in aggiunta allo stipendio, per essere presenti sul posto di lavoro. E già qui non è male: 400 euro in più al mese per il «piano di lavoro», a cui si partecipa obbligatoriamente e rigorosamente nell’ordinario orario di lavoro.
Fantastico: viene premiata una cosa che dovrebbe essere normalissima: un lavoratore che va a lavorare.

La seconda notizia è che, oltre ad essere pagati di più per lavorare, sono pagati di più anche per non lavorare. Cioè quel premio viene «decurtato in ragione delle assenze dal servizio effettuate dal dipendente a qualsiasi titolo». Ovvio, naturale, sacrosanto. Cioè, se uno non c’è, l’indennità di presenza, peraltro già opinabile in partenza, non c’è nemmeno lei.

E invece no. Perché basta viaggiare tra i commi della normativa regionale siciliana per imbattersi in un altro punto in cui si dice che la decurtazione non scatta per le assenze «per ferie, astensione obbligatoria, malattia e permessi sindacali». Permessi che, fra l’altro, sono di 45 giorni all’anno. Prorogabili in caso di riscontrata necessità, però. No, non è un errore di stampa. I dipendenti regionali siciliani ricevono un’indennità di presenza anche se sono in ferie o ammalati. Trattasi evidentemente di indennità di presenza in spiaggia, o a casa propria e va adeguatamente ricompensata.

La terza notizia è che finalmente abbiamo capito perché, quando un parlamentare eletto a Montecitorio o a Palazzo Madama diventa contemporaneamente membro anche dell’Assemblea regionale siciliana, ruolo incompatibile con quello di deputato e senatore, nella stragrande maggioranza dei casi fugge immediatamente dalla famigerata «Casta» romana per rifugiarsi nel parlamentino domestico. Segno che c’è sempre una «Casta» un po’ più «Casta».

Funziona così. Non c’è campagna moralizzatrice o decreto Brunetta che tenga, non c’è sollevazione contro i privilegi o ribellione anti fannulloni, non c’è destra e non c’è sinistra. La Regione Sicilia è un mondo a parte. E iniziative come l’indennità di presenza a chi è in ferie sono certificate con tutti i bolli e le ceralacche al posto giusto. Negli ultimi giorni, addirittura con un parere riservato del Dipartimento legislativo siciliano, inviato ai responsabili della gestione del personale regionale. Che, per la cronaca, conta su 14.500 lavoratori a tempo indeterminato e più di 5.000 ex precari, versione siciliana dei lavoratori socialmente utili spesso utilizzati in lavori socialmente inutili, in qualche caso aggiornamento in salsa alla Norma del concetto keynesiano di scavare buche per poi riempirle.

Il parere era riservato, ma non abbastanza da sfuggire alle grinfie di uno dei segugi di ItaliaOggi, stavolta Alessandra Ricciardi, sguinzagliata dal direttore Franco Bechis alla scoperta di tutto quello che si nasconde dietro richiami legislativi, norme, articoli, commi e codicilli. Che, spesso, più sono incomprensibili più coprono vere e proprie fregature.

Altro che vignette satiriche. Altro che Brunetta. Il ministro della Funzione pubblica è seppellito dal parere legale della Regione Sicilia: «Non vi è spazio per l’operatività dell’articolo 71 del decreto legge n.112/2008». Non c’è spazio. La norma antiassenteismo «non solo non può essere considerata riforma economico-sociale, ma altresì, ha carattere eccezionale in quanto deroga al principio della contrattualizzazione del pubblico impiego al quale le Regioni a Statuto speciale devono adeguarsi a norma del richiamato articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 165/2001». Insomma, tradotto. La Sicilia è un altro mondo e i dipendenti della Regione in ferie hanno diritto all’indennità di presenza.

Lo chiamano Statuto speciale. Poi, magari, sono gli stessi che parlano di Paese normale.

Massimiliano Lussana

Fonte: Il Giornale – 30 agosto 2008

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Nota: segnaliamo ai lettori ed all’autore dell’articolo che la dizione corretta della nostra regione è “Regione Siciliana”(vedi nostro articolo) e non “Regione Sicilia” come riportato nel testo dell’articolo.