Crisi finanziaria: ecco cosa resta di tutte le filippiche contro l’avidità americana


C’è dell’ironia nel fatto che le banche europee risultino molto più indebitate delle loro controparti americane, secondo Ambrose Evans- Pritchard. È bastato un week end per mandare in frantumi il compiaciuta soddisfazione del ministro delle finanze tedesco, Peer Steinbrück.

Giovedì scorso Steinbrück aveva detto che la crisi finanziaria era “un problema americano” che avrebbe fatto perdere agli Stati Uniti il suo “status di superpotenza”, e che era frutto dell’avidità del mondo
anglosassone e della sua incapacità di darsi regole.


Le suppliche del Segretario del Tesoro americano Hank Paulson di elaborare un piano di salvataggio comune tra America e Europa per fermare la spirale discendente erano state seccamente rifiutate come non necessarie.

Già Lunedì, Steinbrück ha dovuto organizzare il più grande salvataggio bancario della Germania, e mettere insieme un pacchetto di prestiti di 35 miliardi di euro per salvare Hypo Real Estate. L’Europa – ha
ammesso – si stava “affacciando sull’abisso”. Il Belgio ha dovuto affrontare di peggio: con l’aiuto degli olandesi, ha dovuto nazionalizzare Fortis – un bastione della finanza fiamminga vecchio di 3 secoli – e il giorno dopo effettuare un altro salvataggio per Dexia, con l’aiuto della Francia.

Nel giro di poche ore sono stati superati da Dublino. Il governo irlandese ha emesso una garanzia generale sui depositi e i debiti delle sue sei banche principali, in quello che è il salvataggio bancario più radicale da quello della Scandinavia dei primi anni 90.
Poi è toccato alla Francia alzare la posta con un soccorso di 300 miliardi di euro per le banche. Il dramma ha reso visibili a tutti e portato allo scoperto gli oscuri segreti dell’Europa. Le banche dell’Unione Europea si sono assunte più fattori di indebitamento delle loro controparti americane, nonostante le filippiche contro il “capitalismo selvaggio” degli anglosassoni.

Ora sappiamo che è stata il ministro delle finanze francese, Christine Lagarde, a supplicare Paulson di salvare la compagnia assicurativa AIG, la settimana scorsa. AIG aveva un contratto 300 miliardi di
dollari come protezione al credito per le banche europee in cui veniva ammesso che quei soldi erano “per l’alleggerimento del capitale regolatore, piuttosto che per l’attenuazione del rischio”. In altre parole, puntellavano un’estensione di credito mascherata. Il collasso di AIG avrebbe dato il via a una restrizione del credito in tutta Europa, proprio mentre il capitale bancario stava affogando al di sotto del livello di guardia.

È chiaro che gli istituti regolatori europei hanno consentito un uso del falso in bilancio ancora maggiore degli americani. Paulson ha probabilmente salvato l’Europa.

L’attenzione è ancora tutta rivolta a Washington, ma il pericolo principale sta attraversando l’Atlantico. Le economie della Germania e dell’Italia sono in contrazione fin dalla primavera scorsa, e la Francia le segue da vicino. Stanno scivolando in una fase discendente più grave di quella degli Stati Uniti.

Il margine di interesse dei BOT italiani a 10 anni è schizzato di 92 punti sopra quello dei buoni del tesoro tedeschi: il massimo, da quando esiste l’Unione Monetaria Europea. Questi margini di interesse sono i barometri più attentamente seguiti e più indicativi dello stress a cui è sottoposta l’Unione Monetaria Europea. Gli investitori stanno iniziando a scommettere un buon prezzo sul rischio che l’Unione
Monetaria Europea si disintegri.

Fin dagli anni 90, i principali economisti della Commissione Europea misero in guardia i politici che l’euro poteva non sopravvivere a una crisi, quantomeno nella sua forma attuale. Non esiste nessun Ministero del Tesoro Europeo o bilancio pubblico europeo che gli sia di supporto. Il regime dei tassi di interesse fisso che deve andar bene per tutti mal si concilia con i diversi bisogni dei paesi mediterranei (il “Club Med”) e quelli dell’area tedesca.

I padri fondatori dell’euro non ne parlarono. Piuttosto, videro l’unione monetaria europea come uno strumento per forzare il passo dell’unione politica. E gradirono l’idea di una “crisi benefica”. Come
notò l’ex-presidente della Commissione Romano Prodi, una crisi avrebbe permesso a Bruxelles di rompere i tabù e accelerare i tempi verso un vero e proprio governo economico della Unione Europea.

Oggi, man mano che gli eventi si susseguono a un ritmo vertiginoso, potremmo scoprire al contrario che la crisi distrugge l’Unione Europea. La Spagna è sul punto di una recessione (uso questo termine
per indicare una frattura sistemica). La disoccupazione in un anno è salita dall’8,3 per cento all’11,3, mentre il mercato immobiliare sta crollando. Allo stesso tempo, il costo dei mutui (Euribor) sta salendo.
Potete immaginare come si sono sentiti gli spagnoli quando a Luglio i falchi guidati dalla Germania hanno spinto la Banca Centrale Europea a aumentare i tassi di interesse.

Questo potrebbe risultare il più grande errore monetario dell’era post-bellica. La Banca Centrale Europea ha risposto allo shock esterno dell’impennata dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari con
un’esagerazione di misure anti-inflazionistiche, aggravando l’inizio di un’accelerazione deflazionaria del debito che pone un pericolo ben più grave. Ha forse commesso il più classico degli errori delle banche
centrali, combattendo la guerra più recente (quella del 1970), e dimenticandosi della penultima (quella del 1930)?

Dopo anni di acquiescenza, i mercati hanno iniziato a chiedersi se in caso di crisi a rapida evoluzione l’eurozona possiede i meccanismi per lanciare un salvataggio simile a quello di Paulson. Chi ha l’autorità
per prendersi questa responsabilità ? La Banca Centrale Europea non ha il permesso, in base ai trattati dell’Unione Europea, di salvare paesi membri. Il Patto di Stabilità vieta un blitz fiscale simile a quello
che ha tenuto l’America a galla. Certo, i trattati possono essere ignorati, ma da quello che possiamo vedere, un sistema bancario può implodere più velocemente del tempo necessario a far riunire i
ministri dell’Unione, provenienti da paesi piuttosto lontani tra loro.

Il ministro francese Christine Lagarde, ieri, ha richiesto la costituzione di un fondo di emergenza europeo. “Cosa succede se un piccolo paese dell’Unione Europea si trova a fronteggiare la minaccia di una banca che fallisce? E se quel paese non ha i mezzi per salvarla ? Si pone il problema di una rete di sicurezza europea” – ha detto.

La trama si sta svolgendo in modo molto simile a quanto predetto dagli euroscettici, ma il capitolo finale potrebbe concludersi in entrambi i modi, con il crescere delle recriminazioni. La Germania ha già sparato a zero sull’idea francese. I nazionalisti, a Madrid come a Berlino, stanno puntando i piedi. Ci stiamo rapidamente avvicinando al momento in cui gli eventi decideranno se l’Europa si unirà per salvare
l’unione monetaria o si spezzerà in fazioni arrabbiate. I teutonici salveranno il Club Med ? Se così non sarà, controllate bene i numeri seriali delle vostre euro banconote. C’è scritto in quale paese sono
state stampate. Potrebbe cominciare a essere importante.

Ambrose Evans-Pritchard

4 ottobre 2008

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