“I SOLDI DEL GIUBILEO 2000” – Come sono stati spesi?

Bruxelles, 7 Luglio 2000

A proposito dell’impiego dei fondi stanziati grazie al “Piano degli interventi per la celebrazione del gran giubileo del 2000”, Patti, in provincia di Messina, con la ristrutturazione dell’ex convento della Sacra Famiglia può rappresentare un fatto emblematico.


Stiamo parlando delle sorti di un antico complesso, già monastero delle clarisse e prima ancora castello aragonese del capitano della città (Don Blasco d’Aragona, fine 1300). Danneggiato dal terremoto del 1978 la Curia ne inizia lo stravolgimento utilizzando i fondi per il recupero delle strutture lesionate dal sisma: demolite le antiche mura si innalza uno scheletro in cemento armato che rimarrà li per 15 anni, in pieno centro medievale, a vergogna del buon gusto e a testimonianza di un tentativo di speculazione non riuscito.

Ma non è finita: grazie alle sovvenzioni per il Gran Giubileo del 2000 e all’intervento reale o villantato di politici e amministratori locali, senatori della repubblica, deputati nazionali e parlamentari regionali, atto a captare la benevolenza del potente Vescovo, quest’opera incompiuta ottiene un altro generoso finanziamento: 4.900.000.000 di lire, con i quali l’ex convento della Sacra famiglia dovrebbe diventare, secondo quanto consente la legge giubilare del 07/08/97 “un centro di accoglienza per pellegrini e ricettività a basso costo su percorsi giubiilari – qualora gli edifici possano essere successivamente utilizzati e destinabili a pubblici servizi”.

I lavori, fermi da 15 anni, ripartono con sorprendente velocità; tutto viene facilmente concesso e improvvisamente le commissioni interessate all’approvazione dei progetti diventano efficenti, intanto una strategica recinzione occulta i lavori e un perentorio cartello diffida i curiosi dall’avvicinarsi.

A fine ‘’99 tutto e pronto e la cittadinanza apprende, dai lussuosi depliants turistici copiosamente distribuiti, che al posto dell’ex covvento è sorto un fiammate hotel ristorante… non si parla più di “casa del pellegrino”.

Nel corso di questa disinvolta operazione, con la pretesa di permutarle con altri beni della curia, vengono fatte sparire ed incorporate nel complesso due antiche e importantissime strade medievali. Operazione legalmente impossibile, in quanto le strade sono demaniali e come tali, inalienabili.

Ci chiediamo quindi se la Curia abbia la coscienza a posto nei confronti della legge e di tutte quelle comunità ed associazioni che si occupano, davvero, di aiutare i più bisognosi, e se non abbia tolto loro nulla, impiegando quasi cinque miliardi per la realizzazione di un hotel ristorante.

Franco Martines, Franco Zanghì –


L’Altra Sicilia