LA MAFIA A WALL STREET: BLITZ E CENTOVENTI ARRESTI

Bruxelles, 15 giugno 2000

Questo è il titolo di prima pagina del Giornale di Sicilia di oggi 15 giugno 2000, come quello sicuramente di tanti altri quotidiani.

Cosi’ la parola mafia risuona migliaia di volte nelle redazioni di
tutto il mondo, milioni di volte nelle case della gente, insieme al termine Cosa nostra.

Ci interroghiamo spesso chiedendoci il perché di questa volontà manifesta di nuocere a tutto un popolo, quello siciliano, visto che quando si parla di mafia si pensa automaticamente alla Sicilia e dunque a tutti i Siciliani.

Perché questa volontà manifesta di non dare ad una manifestazione delinquenziale una giusta ed esatta terminologia, e intestardirsi ad utilizzare sempre il termine “mafia” ?

L’avvenimento di Wall Strett è soltanto un avvenimento criminale, imputabile quindi alle organizzazioni criminali finanziarie. Utilizzare per qualsiasi attività criminale la parola mafia o il termine Cosa Nostra vuol dire permettere ai poteri forti, che utilizzano i cosidetti “uomini d’onore” di impiegare la parola ONORE senza effettivamente conoscerne il significato.

E’ onorevole colui che fa di tutto per impedire lo sviluppo economico della propria terra ?
E’ onorevole chi impedisce alla sua gente di sviluppare proprie iniziative economiche, favorendo al contrario quelle imprese criminali che, come sanguisughe, vengono abilitate poi a richiedere il “pizzo”?

E’ onorevole quel politico che, corrotto fino al midollo, opera di concerto con questi tristi personaggi che da anni impediscono alla nostra Isola e alla sua gente di trovare spazio fra le regioni più sviluppate d’Europa ?

Siamo pero’ convinti che ci siano le condizioni di porre fine al fenomeno criminale in Sicilia; manca solo la volontà della nostra gente di dare un calcio a questi impostori che si fanno chiamare “uomini d’onore”, che hanno raggiunto un solo scopo: impedire il progresso e lo sviluppo economico della Sicilia e del meridione in generale.

Vagando nelle nostre domande senza risposta, vorremmo chiedere all’assessore Rotella:
“Se in tanti anni non si é riusciti a terminare l’autostrada Messina Palermo perché vere e proprie bande criminali ne impediscono la realizzazione, come testimoniato da un recente filmato della televisione nazionale francese, Antenna 2, come si comporterà l’assessore, nel momento in cui, speriamo mai, si deciderà di dare avvio ai lavori di quella grande cattedrale nel deserto che sarà la costruzione del Ponte sullo Stretto?

Quanti morti ammazzati si conteranno in nome del progresso economico (ancora tutto da verificare) dell’Isola, a nome dei termini che voi utilizzate: “Mafia” e ” ‘ndrangheta” ?

No, “onorevole” Rotella, continui a fare il canguro, come tanti suoi colleghi “onorevoli”, che saltano da un partito ad un altro, che si definiscono ora asinelli, ora mastelliani, ora diniani, etc ..senza essere degni di chiamarsi Siciliani, perché siamo convinti che se ne vergognino mentre per noi, e per tanti, essere Siciliano rappresenta un orgoglio e un vanto, un di più in un mondo che ha perso il significato dell’appartenenza, dei valori comuni.

La preghiamo di non prendere decisioni affrettate e ricordandoLe che viviamo in “democrazia” La invitiamo ad organizzare, come da sempre richiesto dalla Fondazione “L’Altra Sicilia”, che ci onoriamo di rappresentare, una consultazione popolare per chiedere ai diretti interessati, Siciliani e Calabresi, di dire se sono d’accordo con la realizzazione di questa ennesima cattedrale nel deserto.

Ribadiamo la richiesta di convocare un referendum in Sicilia e in Calabria sulla costruzione di un’opera per l’attraversamento dello Stretto di Messina, referendum che darebbe voce alle organizzazioni, ai partiti, alle associazioni ed ai singoli cittadini.
Ripensiamo ancora a tante domande. “Onorevole” Rotella, ricordiamo che, discutendo col suo omologo calabrese, sembra che Lei abbia riscoperto il federalismo !

Forse Lei non sa, o non ricorda, al pari dei suoi tanti “onorevoli colleghi”, che la Sicilia è dotata, fin dal lontano 1946, di un suo Statuto di Autonomia, che non è mai stato fatto rispettare consentendo alla classe dirigente “siciliana”(?) di poter svendere le ricchezze del sottosuolo, sfigurare la geografia costiera, favorire I’ installazione di industrie petrolchimiche, incrementare la cementificazione invece di mettere in attuazione quello Statuto Siciliano – vera occasione per rendere sviluppo e pogresso.

In definitiva ha svenduto alle multinazionali la Terra, ma anche l’Identità e la dignità dei Siciliani.

I Siciliani, come del resto i Calabresi, pagheranno in prima persona il costo della realizzazione di un ponte che porterà sulle rive dello stretto treni e trasporti gommati provenienti da una rete autostradale priva dei minimi standard di sicurezza: non funzionano le colonnine di salvataggio, il manto stradale è in condizioni pietose, la segnaletica inesistente, il pericolo in agguato ad ogni curva. I treni poi viaggiano a scartamento ridotto, un solo binario da Salerno a Reggio Calabria. Servizi ferroviari fatti con carrozze che nei paesi civili sono in disuso da almeno 20 anni, con i 200 km di distanza tra Messina e Palermo compiuti in più di 4 ore e in due ore per coprire i 70 Km tra Catania e Caltagirone per non parlare poi del collegamento Palermo-Trapani.

La Sicilia, Isola ma anche Arcipelago, non ha bisogno di ponti, ha bisogno solo di sfruttare sue strade naturali: porti e aeroporti, confermato dallo stesso presidente Ciampi che in suo discorso in Sicilia ricordo’, riconfermandoci nella nostra convinzione, che la Sicilia ha le sue autostrade naturali: il mare.

Nel nostro viaggio di domande, vorremmo chiedere a qualche alta autorità, che oggi dice di schierarsi a favore del ponte, di manifestare senza equivoci la sua volontà, dato cha a noi, in presenza di testimoni, aveva dichiarato di esserne contrario.

La Sicilia, in definitiva, non ha bisogno di programmi chiede solo e soltanto uomini nuovi, una morale politica nuova.

Non abbiamo la fortuna di avere personaggi come Formigoni che, al servizio della sua Lombardia e del suo popolo, rivendica oggi cose che noi in Sicilia abbiamo già in potenza dal 1946, purtroppo sempre, in atto, ascari e incompetenti.

Eugenio Preta, Francesco Paolo Catania


L’Altra Sicilia