MPA Partito di lotta? Se Lombardo è stato folgorato sulla via di Damasco L’ALTRA

Secondo il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, la fase che si apre per il Mpa, si può definire una naturale rifondazione del movimento nato con aspirazioni sicilianiste ma che è finito per diventare uno dei tanti inutili partitini che vogliono rappresentare il sud Italia che esiste geograficamente ma non come popolo.

Da domenica prossima, 11 dicembre, l’MPA avvierà, secondo Lombardo, una fase del tutto nuova.

Si è chiuso, secondo Lombardo, un ciclo caratterizzato da due momenti: “… un avvio spontaneistico del movimento con manifestazioni e iniziative varie a difesa della Sicilia a cui ha fatto seguito la fase del governo che un po’ ci ha fatto smarrire il senso del movimento perché ci ha portato a ragionare in termini di governo e responsabilità amministrative”.

L’ALTRA SICILIA – Antudo, come si ricorderà, accolse la costituzione del movimento di Lombardo con scetticismo ma comunque volle “aprire” un credito all’MPA riservandosi di giudicare sui fatti ciò che Lombardo prometteva.

Lombardo purtroppo già a Bari nel 2005 si smentì clamorosamente, o meglio, chiarì che non era la Sicilia l’obiettivo e quasi per far dimenticare l’inizio sicilianista, dopo poco tempo mise sul becco della colomba che fa parte del logo dell’MPA, una nastro tricolore al posto del Sicilia …

In questi anni Lombardo al governo della Regione, raggiunto con l’appoggio dei partiti nazionalisti della destra ed ora detenuto sempre con partiti nazionalisti … ma di sinistra, ha dimenticato a parere della Sicilia tutto quanto aveva promesso di fare per la Sicilia e per i Siciliani.

Ora si cambia. Ma è credibile ?

Noi siamo molto critici con Lombardo e con l’MPA e nutriamo forti dubbi su questi annunci di cambiamento, ma se il presidente è sincero dimostri la sua volontà di cambiamento con fatti.

L’ALTRA SICILIA è per un partito di lotta e non quel partito come si è dimostrato l’MPA, senza anima e senza idee, che ha fatto i conti su come fare le liste e recuperare candidati purché portino voti, e che, come sottolineato dallo stesso Lombardo, “riproduce gli errori dei grandi partiti nazionali che non hanno un’anima e quindi non si ritrovano in una grande battaglia che il sud e la sicilia meritano”.

Se Lombardo pensa seriamente alla Sicilia, se ha la Sicilia nel cuore e nella mente, se intende organizzare un movimento autonomo (ed autonomista), L’ALTRA SICILIA c’è e potrebbe essere della partita.

Lo abbiamo detto tanti anni fa e lo continuiamo a dire, la Sicilia è “nazione” ed ha un “popolo” vero, le manca l’anima politica inquinata dagli interessi romani e dalla pochezza della sua classe dirigente.

Noi rimaniamo alla finestra, aspettiamo Raffaele Lombardo, e come noi, pensiamo, la complessa galassia del sicilianismo siciliano che potenzialmente potrebbe rappresentare oltre il 50% dell’elettorato.

Lombardo mediti …

L’ALTRA SICILIA – Antudo

Contatti: segreteriaregionale@laltrasicilia.org

E per meditare riproponiamo le nostre linee del 28 Aprile 2011 dedicate proprio a Raffaele Lombardo

L’ALTRA SICILIA ricorda al neopresidente eletto con circa i due terzi dei suffragi dei siciliani che le promesse elettorali sono cambiali. Se le onorerà sarà per la Sicilia una nuova era e noi non mancheremo di ricrederci rispetto a precedenti posizioni critiche e di lottare per il bene comune della nostra Sicilia, sempre mantenendo, però, le distanze su posizioni inaccettabili come quella del “ponte” o su prassi inaccettabili come quella clientelare, che non gli è certo esclusiva come vorrebbe far credere l’attacco mediatico concertato firmato Repubblica-La 7, ma che certo non appare nemmeno rinnegata del tutto.

Grandi cose stanno succedendo in Sicilia: il Popolo si scolla sempre più da questa classe politica, i partiti unionisti di sinistra si squagliano come neve al sole, nel centro-destra si combatte una lotta sotterranea tra veri e falsi autonomisti…

Noi de L’ALTRA SICILIA continuiamo ad essere osservatori indipendenti di tutto ciò e invitiamo il Presidente a dare segnali forti che indichino che il consenso ricevuto non è stato vano.

Si cominci dai simboli:

  • renda festivo o semi-festivo o solennità civile l’appuntamento annuale del 15 maggio, Festa dell’Autonomia, che noi da qualche anno abbiamo cercato di onorare nel boicottaggio generale; lo faccia però con sobrietà, senza inutili vanaglorie o sprechi di denaro pubblico, ma con una mirata azione volta a far sentire, almeno una volta l’anno, ai Siciliani il ritrovato orgoglio di essere tali;
  • faccia sventolare in ogni dove la nostra Bandiera Siciliana: il nostro vessillo ci abbracci in ogni dove come nelle altre nazioni “quasi-stato” europee: la Catalogna e la Scozia, tanto per fare esempi riconosciuti;
  • se la Trinacria, nostro simbolo secolare, è già nella bandiera, adotti l’Aquila fridericiana, per secoli simbolo del Regno di Sicilia, coniato sino nelle monete, come nuovo stemma della Regione: la continuità col passato, con le nostre radici, è il miglior viatico per avere un futuro.

Si dirà che queste ed altre iniziative identitarie (lo Statuto, la storia e la cultura, la lingua siciliana nelle scuole, oppure la riforma di una toponomastica sin troppo “coloniale”) non portano moneta, non danno risposta immediata ai tanti drammi dei Siciliani.

Non è vero. Non è vero perché l’identità rende una terra interessante e visitata dall’estero, e non è vero perché il riscatto identitario non pregiudica l’azione in campo istituzionale, sociale, economico, e così via.

Possiamo darle un elenco di questioni in cui la seguiremo giorno per giorno? Dia in queste cose il segnale di un cambiamento:

0. Restituzione alla Sicilia della sua Alta Corte (la numeriamo “0″ perché senza questo non si può far nulla);

  1. Applicazione integrale, passo dopo passo, dello Statuto;
  2. “Uso” dello Statuto con riforme legislative in ogni campo della vita associata per creare una Sicilia moderna e forte;
  3. Istituzione di un sistema tributario siciliano completamente autonomo da quello nazionale come consentito dallo Statuto per realizzare la migliore delle fiscalità di vantaggio;
  4. Attribuzione alla Sicilia di tutti i benefici, proventi, tributi, derivanti dall’estrazione di idrocarburi, dalla loro raffinazione, e dalla produzione di energia elettrica con benefici tangibili ripartiti tra il settore pubblico, le imprese e le famiglie;
  5. Politiche industriali che spezzino la spirale assistenziale, saltando le intermediazioni parassitarie continentali, con un aumento di profitto per le imprese isolane e la diminuzione del costo della vita per i consumatori siciliani;
  6. Politica delle infrastrutture, in particolare per quelle di trasporto (del “ponte” non ce ne importa nulla, se non lo fa, tanto meglio, se lo fa, chieda i soldi a Berlusconi);
  7. Politica monetaria e creditizia autonoma nei limiti concessi dallo statuto (partecipazione della Sicilia ai benefici di creazione di moneta in Europa in funzione di popolazione e PIL, controllo sulle nostre banche);
  8. Snellimento progressivo del “burosauro” della p.a. con concentrazione della manodopera sui servizi realmente qualificanti e con una qualificazione della forza lavoro pubblica (basta con le raccomandazioni che producono voti!);
  9. Progressiva introduzione del bilinguismo italiano – siciliano;
  10. Riforma della scuola in senso identitario;
  11. Politica dei “simboli” dell’autonomia siciliana (cfr. sopra);
  12. Legalità;
  13. Gestione seria del territorio, dell’ambiente, dei beni culturali;
  14. Sanità e servizi pubblici a costi e livelli qualitativi degni di un paese civile;
  15. Utilizzo delle risorse derivanti dallo smobilizzo del “moloch” pubblico e dal progressivo ampliamento della base contributiva per gestire il profondissimo disagio sociale: disoccupazione, emarginazione, etc;
  16. Voto per i Siciliani della diaspora (Italia + Estero) per le prossime elezioni ARS ed amministrative;
  17. Costituzione di un Dipartimento per i Siciliani della diaspora e una vera Consulta, democraticamente eletta, a rappresentare i diritti delle nostre comunità all’estero;

E ci fermiamo qua perché 5 anni bastano appena ad avviare le riforme sopra indicate. I siciliani che ricevono la nostra posta, in Sicilia e nel mondo, saranno informati su tutto, senza peli sulla lingua.

Noi però adesso non la attacchiamo, vogliamo accordarle fiducia. Ci ha insospettito il fatto che alcuni poteri forti italiani sembrano già all’opera per distruggere il suo tentativo come quello di Milazzo di 50 anni fa. Non vorremmo essere gli strumenti ingenui di quest’opera di demolizione di un serio tentativo di rendere la Sicilia autonoma. Sempre pronti a ricrederci.