Intervista a Maria Saija, candidata del Movimento 5 Stelle

Una chiacchierata a trecentosessanta gradi con una donna che dimostra di conoscere molte bene il sud d’Italia e, segnatamente, la Sicilia e la Sardegna. Con idee chiare su che cosa andare a fare al parlamento europeo per aiutare queste due isole, oggi governate dagli ‘ascari’, a rinascere.

Le elezioni europee vanno a cadere in Sicilia in un momento di marasma economico e istituzionale: le lotte interne al PD, il mutuo ‘ascaro’ da quasi un miliardo di euro, il trasformismo delle maggioranze che appoggiano il Governo di Rosario Crocetta, che fanno impallidire il ricordo dei precedenti di Raffaele Lombardo.

La nostra interpretazione è che solo 3 partiti sono certi di superare lo sbarramento del 4% e di due di questi sappiamo praticamente tutto sull’Europa.

Il PD è europeista, magari talvolta con qualche piccolo distinguo, ma fermamente europeista. Orgogliosamente favorevole a tutto: all’euro, al MES, al Fiscal Compact e pure al TTIP, il nuovo trattato transatlantico che sta per abbattersi sulle nostre teste, e che ci consegnerà mani e piedi nelle mani delle multinazionali americane che conteranno più della Commissione Europea, altro che Parlamenti nazionali o Ars!

Forza Italia è berlusconiana, punto e basta. L’alpha e l’omega di questo partito sono i guai giudiziari del suo leader. Tutto il resto è noia. Ogni tanto si parla di Europa in termini critici, ma in fondo, per loro, l’Europa è una cosa lontana. Avessero l’impunità agognata per il leader, continuerebbero a votare qualunque porcheria, come hanno sempre fatto.

Ci interessa invece saperne di più sul Movimento 5 Stelle, conoscere la loro posizione su vari argomenti e, per questo, intervistiamo una loro giovane candidata nella circoscrizione delle Isole. I Siciliani devono farsi un’idea più precisa, prima per decidere “se” andare a votare e poi, eventualmente, per “chi”. Così abbiamo deciso di fare una chiacchierata a trecentosessanta gradi con Maria Saija (nella oto a destra tratta da tempostretto.it) candidata del Movimento 5 Stelle alle elezioni europee nel collegio Sicilia-Sardegna.

Buongiorno Cristina (spero posso chiamarti così), possiamo fare qualche domanda?

“Certo, perché no?”.

Alle ultime elezioni regionali la maggioranza dei Siciliani non è andata a votare e le europee non sono certo elezioni che attivino molta partecipazione. Si prevede un ulteriore calo dell’affluenza. Perché è utile andare a votare?

“L’Europa non decide niente di lontano o astratto ed è molto più vicina di quello che si possa immaginare, eppure l’informazione non riesce a far risaltare questa correlazione strettissima fra ciò che si decide a Bruxelles e la vita di ogni giorno di ognuno di noi. Da qui il distacco e il fortissimo astensionismo, almeno quello previsto. Permettimi un esempio: in Europa si decide se l’arancia marocchina ‘invaderà’ la nostra economia agrumicola in maniera massiccia oppure no. In Europa si stanno prendendo decisioni che stanno portando alla morte della nostra sovranità alimentare: la tradizionale biodiversità è in forte pericolo grazie al favoritismo verso multinazionali che impongono sementi sterili, e possibilmente modificate geneticamente. Sempre in Europa si sta decidendo se tagliare gli sprechi o la spesa sociale: e tagliare la spesa vuol dire colpire la sanità, la scuola pubblica, i servizi di cui usufruiscono i cittadini quotidianamente; quindi bisogna mandare in Europa dei rappresentanti liberi da lobby che difendano i nostri interessi in tutti i settori, specie agricoltura, pesca, allevamento. Bisogna anzi farlo prima che sia troppo tardi, prima che il danno fatto non distrugga del tutto questi settori, vitali per la nostra economia”.

Spesso questa Europa è associata alla cosidetta “Trojka” (UE-BCE-FMI). Nello stesso blog di Grillo si legge di Renzi “figlio di Trojka”. Ma quali sarebbero queste “politiche della Trojka”? E perché mai sarebbero così dannose?

“Le politiche sono quelle che abbiamo già sperimentato prima con Prodi, poi con Berlusconi, poi, sempre più inasprite, con Monti e infine con Letta. Al di là dell’immagine, del ‘pupo’ nuovo che parla, sono sempre le stesse persone e le stesse politiche. Si parla di riforme, ma se leggiamo il DEF appena approvato si parla esplicitamente di ‘aumento dell’imposizione’.
>Capiamo che significa? A un corpo esausto, come quello che abbiamo oggi, propiniamo un ulteriore ‘cura da cavallo’. E del resto, con i trattati che abbiamo firmato e con gli adempimenti che ‘ci chiede l’Europa’ non c’è scelta. Meno servizi pubblici, meno diritti, meno democrazia e più tasse per tutti. Solo un cieco potrebbe non vedere su quale sentiero devastante ci siamo incamminati”.

Il Deputato regionale del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, ha detto che queste elezioni europee sono utili anche in una prospettiva siciliana, perché consentiranno ai Siciliani di avere l’autorità morale per mandare a casa il Governo Crocetta. Che ne pensi?

“Penso che, in effetti, se si spera di mandare a casa Crocetta e il suo disastroso governo, con le anime morte che costituiscono la maggioranza all’Ars, stiamo freschi. Sono certa che il 5 Stelle uscirà da queste elezioni con una maggioranza tale che costringerà alla chiusura anticipata di questa ‘non legislatura’. In pratica, non si fa nulla in Regione, se non eseguire qualche diktat che viene da Roma, e sistematicamente contro il nostro interesse. Secondo te potremmo andare avanti in questo modo? Sì, sono d’accordo con Giancarlo, questo voto è anche un modo per mandare a casa Crocetta”.

Ma perché ce l’avete tanto contro questa Europa? In fondo ha garantito – così dicono – decenni di pace e di stabilità interna…

“Guarda che con quest’Europa siamo piuttosto prudenti, proprio perché rispettiamo questo sentire comune che tu in questo momento rappresenti, anche se in gran parte è infondato. Parli di pace, ad esempio, ma l’Europa ha consentito qualche anno fa agli USA di bombardare un Paese europeo, la Serbia, con l’esito di costruire uno Stato-burla in preda alle mafie, e non ha impedito i conflitti interni. In compenso abbiamo aiutato, con le nostre vite, tutte le guerre imperiali fatte più o meno con il pretesto dell’esportazione della democrazia. Non penso che ci sia bisogno di chissà quale acume per capire che le operazioni di ‘peace keeping’ sono solo il nuovo nome delle guerre di conquista, vecchie come il mondo, e peraltro tutte fallimentari: Afghanistan, Somalia, Iraq, Libia… Noi, e questa Europa, stiamo sempre dalla parte sbagliata. E continuiamo ora, in Ucraina, dove di fatto stiamo fomentando una guerra, appoggiando un Governo golpista nell’oppressione delle sue stesse minoranze. Poi parliamo di stabilità? Quale stabilità? Quella dell’euro? Quella dei mille disoccupati in più al giorno? Quella degli imprenditori che si suicidano ogni giorno?”.

E allora, se pensate questo, perché non proponete direttamente un’uscita pura e semplice, come la Lega?

“Guarda, secondo me, se vinciamo è lì che si va a finire. Stiamo lasciando, è vero, per senso di responsabilità, una porticina aperta. Se l’Europa fosse ancora riformabile, noi non ci tireremmo indietro, ma dovrebbe essere tutt’altra cosa: con maggiore controllo democratico degli Stati, buttando fuori le lobby che oggi infestano Bruxelles, magari sostituendo la moneta ‘unica’ con una moneta ‘comune’, solo per gli scambi esterni. Sono però personalmente scettica sulla riformabilità di questa Europa, almeno a breve. Del resto, su una cosa così importante non è neanche giusto che non si dia la parola agli italiani. Sono loro che, in ultimo, devono decidere se vogliono o no l’euro. Io personalmente voterei per uscire, perché a queste condizioni fare parte dell’eurozona è insostenibile, ma come Movimento certamente se la maggioranza degli italiani volesse restare a farne parte ne dovremmo tenere conto. In tal caso pretenderemmo l’accollo di parte del debito all’Europa, sotto forma di eurobond, e la ristrutturazione di quello esistente. Oltre al cambio generale di regole sul funzionamento dell’unione monetaria. Continuare così è semplicemente suicida. Non dimentichiamoci però che NOI non abbiamo votato per questo euro, la Lega sì; si dimentica troppo spesso. Ma non mi interessa più di tanto questo confronto. I Siciliani non dimenticheranno facilmente le ‘discriminazioni razziali’ del quadriennio Bossi-Tremonti-Berlusconi, e ignoreranno del tutto questa offerta politica”.

Veniamo alla Sicilia, a Strasburgo tu infatti, come i tuoi colleghi, rappresenteresti la Sicilia o questo per te conta meno?

“Assolutamente no, anzi conta di più, se posso dire. Posso solo aggiungere che rappresenterei la Sicilia e la Sardegna, accomunate non solo dal fatto di essere isole, ma da una discriminazione, marginalizzazione e un colonialismo interno che sono ben maggiori rispetto a quelle stesse del Mezzogiorno continentale”.

Secondo te esiste una specifica “Questione Siciliana”? Lo sai che esiste un mondo autonomista e indipendentista in Sicilia che in queste elezioni non può avere voce con gli attuali sbarramenti.

“La Questione Siciliana è sotto gli occhi di tutti, chi la nega o è stupido, o ha ‘interessi’ contrari alla sua stessa Terra, cioè è un traditore in malafede. Siamo una Regione autonoma solo sulla carta. Nella realtà siamo una Regione perennemente commissariata e soggetta a tutti i tipi di interessi e speculazioni esterne, con la complicità di alcuni ‘marajah’ locali ai quali restano grosse briciole di questo sfruttamento selvaggio. Guarda, c’è solo l’imbarazzo della scelta, potremmo parlare delle servitù militari e del MUOS, ovvero delle scellerata idea di trivellare il Canale di Sicilia, peraltro dando ogni royalty e gettito fiscale direttamente allo Stato, ovvero ancora al mutuo di un miliardo per pagare anticipatamente le multinazionali, quando lo Stato ha letteralmente ‘derubato’ della stessa cifra la Regione, forse per pagare la campagna elettorale di Renzi, e così via. Non c’è settore in cui la Sicilia e la Sardegna non siano sistematicamente sacrificate all’interesse nazionale. Ma il problema è un altro: il politico siciliano, per quanto volenteroso, deve sottostare alle direttive ‘nazionali’, senza le quali non può fare carriera.

Ma anche voi non siete soggetti al duo Grillo-Casaleggio?

“Se è così non me ne sono mai accorta e sono una grillina classe 2007. Non ho mai visto, mai, alcuna ingerenza dello staff sulle vicende siciliane. Beppe dà alcuni punti che danno garanzia all’unità del Movimento, ne è il leader, ma il Movimento 5 Stelle è veramente una forma nuova di aggregazione politica. Il Movimento 5 Stelle Sicilia è, per la mia esperienza, un Movimento che parte dal basso e che non ha mai ricevuto ‘ordini’ dall’alto. Io almeno mi sento del tutto libera di esporre le mie idee, ovviamente rispettando le regole come è giusto che sia. Quanto a Casaleggio, è vero, gli dobbiamo molto come Movimento, la sua opinione può avere uno spazio autorevole, ma il suo peso politico nelle nostre decisioni interne è pari a quello di chiunque altro, poi, nel contesto siciliano…”.

C’è qualche battaglia specifica da portare avanti per la Sicilia o per le Isole a Strasburgo?

“Abbiamo assistito impotenti ad accordi commerciali che devastano la nostra economia, votati dai ‘nostri’ deputati siciliani. Questo non accadrà più. L’art. 39 dello Statuto garantisce alla Sicilia almeno diritto di parola sulle tariffe che interessano i prodotti isolani. Questo deve tradursi in pratica in due modi: il rappresentante italiano in Consiglio deve ‘ascoltarci’ ogni volta che sono in gioco interessi siciliani. E poi ci sarà il nostro voto in Parlamento europeo. Per la prima volta la Sicilia avrà una rappresentanza che farà enorme pressione ogni volta che sono in gioco i nostri interessi. Finora sono stati zitti, oppure hanno ‘venduto’ la solita immagine ‘antimafia’ che piace tanto nel Continente, perché consolida lo stereotipo a loro gradito dell’isola mafiosa, ma noi questo stereotipo lo rifiutiamo e lo rispediamo al mittente. Se la Sicilia è stata mafiosa, lo è stata perché la mafia ha avuto un certo tipo di protezione politica che ha la sua origine in settori dello Stato italiano. È stato sempre così, sin dall’Unità d’Italia. E le vittime della lotta alla mafia sono quasi sempre state siciliane. Troppo comodo ‘vendere’ lo Stato italiano ‘eroico’ che lotta contro un’Isola irredimibile e perversa. Troppo comodo e da ribaltare. Di questa antimafia di maniera non sappiamo proprio che farcene. Ora, poi, che l’abbiamo vista al potere… Ma abbiamo in mente anche qualcos’altro, di più incisivo”.

Di che si tratta?

“Ovviamente parlo a titolo personale, perché ogni iniziativa politica va giustamente concordata a livello di gruppo e con l’adesione dei militanti, dove necessario. Ma, per quel che posso, vorrei farmi portatrice di iniziative istituzionali che ridiano alla Sicilia i diritti costituzionali e di diritto internazionale che le spettano sulla carta e che oggi le sono negati. Sono certa che il Movimento, gli attivisti, gli elettori, non potranno lasciarmi sola in questa battaglia di legalità, quella vera. Intanto vorrei dare attuazione all’art. 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione, che garantisce uno status speciale alle Regioni insulari. E ‘status speciale’ significa in fondo ‘Statuto speciale’, nello spirito, quando non esattamente nella lettera. La Sicilia e la Sardegna non beneficiano di alcuna provvidenza di continuità territoriale o di strutturale aiuto per la loro marginalità e credo siano le uniche regioni insulari europee ‘non stati’ in questa infelice condizione”.

Volendo la Sicilia e la Sardegna sono due Regioni autonome, con due Statuti…

“Basterebbe sfruttare gli Statuti esistenti, e dare loro finalmente attuazione, per mezzo di Direttive o di Regolamenti europei. Ogni volta che si cerca di dare un uso attivo allo Statuto siciliano si sente dire: ‘L’Europa non vuole’, ‘L’Europa non ce lo consente’. E allora andiamo in Europa a prenderci questi diritti! Beninteso, non chiediamo trasferimenti o privilegi, che poi alimenterebbero il solito malaffare. Ma, ad esempio, la fiscalità di vantaggio, prevista dal nostro art. 36, o la gestione decentrata delle riserve valutarie (e quindi del reddito da emissione monetaria) previsto dall’art. 40. In Europa c’è la chiave di molti diritti negati della Sicilia, forse di tutti. E questa occasione di andare ad influire su questi meccanismi è unica. E lo stesso vale per la Sardegna che non intendo dimenticare. Oppure potremmo approvare una risoluzione per dare attuazione al Trattato di Pace del 1947 che voleva smilitarizzate le due maggiori isole della Repubblica Italiana. O, ancora, potremmo portare tutto ciò al punto più avanzato che è quello di un protocollo ai Trattati in cui lo status doganale, finanziario, fiscale e legislativo di queste due isole sia garantito una volta per tutte. Ad esempio, penso al Porto Franco per Messina, ad una ‘Zona Economica Speciale’ per l’intera Sicilia o al progetto di Sardegna Zona Franca”.

Questo non potrebbe compromettere l’unità economica e politica del Paese, e quindi non essere in linea con la politica del Movimento?

“Hai letto i posti di Beppe Grillo sulla Sicilia o sull’indipendentismo in genere? Io sono un po’ meno radicale di lui, più realista, credo che abbiano anche un valore provocatorio. Ma di una cosa sono fortemente convinta: questa unità di cui si parla è solo sulla carta. Di quale unità economica del Paese parliamo? Oggi chi nasce in Sicilia è un cittadino di serie C, ad essere buoni. Questi provvedimenti restituirebbero i loro diritti a due antiche ‘nazioni’ che si sono immolate per l’unità d’Italia e in cambio ne hanno ricevuto sinora infamia, disoccupazione, emigrazione… Ma poi, che strano Paese è questo, in cui quelli che vogliono applicare la Costituzione, di cui lo Statuto è parte integrante, o i trattati internazionali, è eversivo, e i veri eversori diventano responsabili? Guarda che in Sicilia dobbiamo essere orgogliosi delle nostre tradizioni, del nostro modo di mangiare, del nostro modo di vivere. Dobbiamo favorire le filiere corte e la qualità della vita, dobbiamo trattenere in patria le migliori intelligenze, anziché disperderle. E ovviamente non basta l’Europa. Ma certamente l’Europa è un fronte importantissimo per costruire un futuro. Purtroppo solo chi è stato ‘fuori’, come me, capisce meglio la propria identità. Come molti Siciliani, anch’io ho capito ‘là fuori’ di esserlo, e di voler tornare per aiutare la nostra terra. Aiutatemi a farlo, se volete”.

E del segretario generale della Cisl siciliana, Maurizio Bernava, che vuole il centralismo, che mi dici?

“No comment. La Cisl dovrebbe solo vergognarsi ad aprire bocca. Si sono mangiati la Sicilia, insieme ai partiti, e ora vorrebbero impedire ai Siciliani di difendere le loro risorse, vitali per l’esistenza? Non aggiungo altro se non: chi li manda?”.

Ma non hai paura che con una vera democrazia, con un vero autogoverno, poi la Sicilia diventerebbe ‘l’isola della mafia’ o che regnerebbe il malaffare di questi politici?

“Sulla mafia già ho detto. Non mi pare che il centralismo abbia portato a risultati di spessore. L’Italia oggi ‘provvede’ alla nostra legalità, con questi risultati: trattative Stato-mafia e illegalità diffusa. Nelle Regioni a Statuto ordinario del Sud, poi, va anche peggio, con guerre tra bande alla luce del sole. Vuoi vedere che le cose stanno esattamente al contrario di come vorrebbero farci credere e che il vero responsabile del caos è questo Stato mezzo fallito? Per il resto, se questi politici avessero un futuro avresti ragione. Ma la Sicilia ormai ce la riprendiamo noi, ce la stiamo riprendendo. È questione, al massimo, di mesi. La Sicilia e la Sardegna ‘serve’ si portano dietro una classe dirigente ‘ascara’. Una Sicilia libera, o una Sardegna libera, avrebbero certamente un’altra classe dirigente. E sarebbe ora. Se stiamo a casa possiamo solo fare accademia. Invece adesso è semplice, basta votare bene. Siamo alla spallata finale. Diamola, dunque”.

Un’idea ce la siamo fatta delle tue convinzioni e del progetto per l’Europa del Movimento 5 Stelle. Penso che ai nostri lettori possa bastare. Grazie, e buona fortuna.

“Grazie a voi. Speriamo di fare la prossima intervista da Bruxelles o Strasburgo. Beppe ha coniato lo slogan ‘In Europa per l’Italia’. In quello slogan già c’è tutto. Possiamo aggiungere, solo parafrasando un po’, come necessaria conseguenza per quel che ci riguarda più da vicino: ‘In Europa per la nostra Sicilia’. E comunque… vinciamo noi!”.

Giulio Ambrosetti (2 maggio 2014)

Fonte: http://www.linksicilia.it/