Crisi sanitaria e accoglienza : quello che non si riesce a capire

Mentre il nostro Paese supera la soglia dei 100.000 morti nella confusione dell’ennesimo confinamento, nella chiusura di scuole e università, nella tragedia di oltre 5 milioni e mezzo di persone che vivono ormai sotto il limite estremo di povertà, nei divieti di spostamento tra regioni, nei porti della Sicilia continuano a sbarcare centinaia di migranti.

L’agenzia europea Frontex ha registrato un aumento di arrivi da Tunisia e Libia – oltre 35.600 persone provenienti dal Mediterraneo centrale e 27.000 dai Balcani – soprattutto di genere maschile. La presenza di donne migranti è stata calcolata solo al 10%, a volte con punte del 40% come i minori, che avevano raggiunto, nel 2019 un picco del 23% del totale. La provenienza dei migranti indica ormai senza più alcun dubbio come si tratti di un’immigrazione prettamente economica.

Una sentenza del tribunale di Milano che, nelle remore della crisi sanitaria, stabilisce che un migrante può ottenere la protezione umanitaria anche se non proviene da zone di guerra, semplicemente dichiarandosi come rifugiato “Covid”, ha sicuramente mandato un chiaro segnale di permissività delle autorità italiane nella gestione dell’immigrazione, un lassismo che non sarà sicuramente sfuggito ai trafficanti di esseri umani.

La situazione sanitaria si aggrava sempre più dal momento che una parte non trascurabile dei nuovi arrivati rivelano la loro positività Covid-19, contaminando addirittura le stesse forze preposte all’accoglienza e al mantenimento dell’ordine.

Un’informativa dei servizi segreti italiani, destinata al Parlamento, riferisce questa situazione di grave crisi sanitaria che già esiste nei campi della Bosnia, un problema che si accompagna alla crescente propaganda islamista fatta con messaggi e immagini anti occidentali ed anticristiani, pubblicati nelle reti sociali.

L’informatica spiega che le necessarie misure prese dai differenti governi europei durante la pandemia hanno offerto terreno fertile alla proliferazione di sentimenti di odio e d’intolleranza che hanno premiato il processo di radicalizzazione.

Di fronte all’arrivo di oltre 5000 migranti in Italia dal solo inizio dell’anno, sarebbe oggi opportuno studiare nuove misure per migliorare il controllo delle frontiere. Una necessità riconosciuta da molti che si rivela però di difficile attuazione al momento, visto che il nuovo Premier Draghi ha confermato al ministero dell’interno lo stesso ministro del governo precedente, la signora Lamorgese che si era distinta per una politica piuttosto aperta nei confronti dell’immigrazione clandestina.

Il tema di un controllo più rigido sembra comunque essere stato preso in conto dalla magistratura di Trapani che ha dato avvio a un’inchiesta contro le Ong che si sono impegnate nel salvataggio in mare dei migranti diretti in Italia.

Al termine delle indagini condotte da poliziotti infiltrati a bordo della Vos Hestia – un battello armato da Save the children – per scoprire le collusioni tra le navi impiegate dalle ong e i mercanti di esseri umani, i magistrati hanno denunziato 24 scafisti.

Del resto anche Jugend Rettet, una Ong battente bandiera tedesca, insieme alle associazioni caritatevoli Save the children e a Medecins sans frontieres sono entrati nel collimatore della Giustizia italiana che li sta indagando per gli eventuali accordi da essi stipulato con i trafficanti di esseri umani al largo della Libia, nelle tematiche legate al recupero dei migranti.

Tra le foto messe agli atti colpiscono maggiormente quelle che ritraggono i trafficanti di esseri umani picchiare i migranti proprio sotto gli occhi di questi attivisti “della carità”.

Si calcola che dal 2016 più di 181.000 migranti sono passati nei vari Paesi dell’Europa provenienti dai campi di prima accoglienza del nostro Paese, proprio nel bel mezzo di una pandemia che ha fragilizzato le strutture sanitarie, economiche e sociali di tutta Europa,

Se i problemi derivanti da un’accoglienza incontrollata comportano pesanti conseguenze sociali ed economiche per tutti i Paesi europei, non si riesce a capire perché le autorità nazionali o peggio le reboanti istituzioni dell’Unione europea non siano state capaci finora di trovare soluzioni accettabili per risolvere il problema di un’accoglienza certamente umanitaria ma senza regole.

Eugenio Preta

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