Telelavoro

Troppo pesante per alcuni, liberatore per altri, il telelavoro si è imposto nello stesso momento del virus e con il suo carico di vantaggi e di inconvenienti. Troppo felici di abbandonare finalmente il trittico auto/ufficio/casa, alcuni hanno approfittato dell’occasione per cambiare vita e andare a vivere in campagna.

Molti hanno abbandonato i condomini a favore di piccole case nella prateria o di videoconferenze dalle Canarie. Dopo i primi entusiasmi, passata la novità dei primi giorni di confinamento, quel senso di ritrovata libertà lontano dal capo ufficio, dai colleghi e dal rito del caffè di mezza mattinata, hanno scoperto che in definitiva, tutto questo non fa assolutamente bene al morale nè alla salute.

In conseguenza della sedentarietà e dell’acquisita abitudine a sgranocchiare qualcosa dal frigorifero, hanno cominciato ad ingrassare, ad avvertire dolori lombari dovuti alla cattiva postura, ad avere difficoltà persino a collegare il lavoro con la vita privata ma soprattutto, nonostante i numerosi collegamenti in rete, hanno iniziato ad avvertire un forte senso di solitudine.

Quella che sembrava essere diventata una vera panacea comincia a creare grandi dubbi. E se questa vita digitale non fosse quell’ideale che hanno voluto farci credere?

Non gettiamo però il bebè con l’acqua calda: senza il telelavoro saremmo stati in tanti a non poter più esercitare le nostre attività e riconosciamo che la sua generalizzazione forzata sia almeno servita a smontare le idee preconcette sulla mancanza dì produttività o a frenare l’erosione del sentimento di appartenenza.

Il confinamento ha provato che si lavora altrettanto, e forse anche di più, da casa propria ma ha anche rilevato che i salariati hanno bisogno di ritrovarsi. Accontentarsi solo di pesare i pro e i contro del telelavoro significherebbe solo fingere di non vedere i cambiamenti in corso e di non capire le domande che oggi sorgono urgenti riguardo la flessibilità. Possiamo senz’altro sentirci soli in ufficio, anche in mezzo ai colleghi, ma anche lavorando a distanza.

La nuova organizzazione del lavoro si propone di reinventare la presenza in ufficio e fare in modo che i momenti in azienda possano essere differenti da quelli passati in telelavoro.
Si potrebbe scegliere, ad esempio, di passare meno tempo davanti al computer e in videoconferenza e inventarsi momenti di scambio vero, particolarmente adatti a favorire la creatività per trasformare il tempo della presenza in un cosa diversa dall’ordinario condiviso e a ritrovare, paradossalmente, la vicinanza nel momento del distanziamento sociale.

I nostri metodi di lavoro e il nostro rapporto con esso saranno ormai dettati a lungo dalla pandemia così rimane ineluttabile uno sviluppo ulteriore del telelavoro.

Si preconizza pertanto un modello ibrido che leghi telelavoro e presenza in ufficio inquadrata da una guida adeguata proprio per impedire che il lavoro a distanza, alla fine ci metta a distanza dal nostro lavoro.

La formula ricercata sarebbe quella di evitare che le valutazioni riguardino soltanto il risultato finale più visibile, pratica che rende invisibili i lavoratori ed il modo in cui compiono il loro lavoro.

Alla fine, adottando un nuovo approccio basato su una guida più umana, sviluppando maggiori collaborazione e fiducia e cercando veri scambi, questa crisi pandemica potrebbe risolversi persino in qualche risultato positivo per l’intero comparto del lavoro.

Eugenio Preta