I risvolti politici della visita di Papa Bergoglio a Budapest

Nella Piazza degli Eroi di Budapest, fra le statue che rappresentano i principali personaggi della Storia del Paese, Papa Francesco ha celebrato domenica scorsa, una messa in occasione del 52mo Congresso eucaristico internazionale.

Su indicazione dei servizi diplomatici vaticani, sensibili, probabilmente, alle sollecitazioni provenienti dalle lobbies progressiste e dalla massoneria europea che attaccano continuamente, insieme alla Polonia anche l’Ungheria per le sue politiche migratorie e le questioni LGBTQ+1, Bergoglio ha deciso di concedere semplicemente un’intervista al primo ministro ungherese che lo ospitava, Viktor Orbán, rifiutandogli implicitamente lo status relativo ad ogni visita di Stato, un vero e proprio incomprensibile affronto diplomatico nei confronti di un primo ministro eletto democraticamente.

Certo i due uomini sono in disaccordo su tante cose, e soprattutto sulle politiche concernenti l’ondata migratoria che investe l’Europa ma nessuno potrà riferire realmente i dettagli dell’incontro (scontro ideologico?) avvenuto durante i 40 minuti a porte chiuse, tra Bergoglio ed Orban.

Il comunicato ufficiale finale pubblicato dal Vaticano si limita a menzionare, tra i temi discussi, la protezione dell’ambiente e della famiglia, senza accennare ai temi cruciali che invece dividono maggiormente i due uomini. Alcuni commentatori hanno avuto l’impressione che Bergoglio abbia avuto un atteggiamento distaccato con il primo ministro ungherese e con l’Ungheria tutta. Orban, dal canto suo, ha chiesto al Papa semplicemente di non lasciar morire l’Ungheria cristiana, attento così a salvaguardare il suo elettorato alla vigilia del confronto elettorale del prossimo anno, mentre l’intera opposizione magiara formata da liberali, socialisti, ecologisti e ultra-nazionalisti ha manifestato il proposito di presentarsi unita proprio nel tentativo di poter sconfiggere il governo e silenziare finalmente Orban mandandolo all’opposizione.

Eugenio Preta

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