UNA LEGGE ELETTORALE ILLIBERALE E MAFIOSA

Bruxelles, 16 novembre 2005

L’Altra Sicilia vuole esprimere un commento sulla cosiddetta riforma elettorale convulsamente approvata dal Parlamento della Repubblica Italiana poco prima di andare a casa.


A nostro avviso questa legge serve soltanto a colpire e ridurre al minimo quel barlume di democrazia che ancora restava nel nostro stato.

Nella c.d. Prima Repubblica (e nella parallela Prima Regione) vuole il luogo comune che “rubassero tutti”. Facciamo passare pure questo argomento.

Ebbene: almeno allora avevamo il diritto, con la scelta della lista e della preferenza, di scegliere da chi farci rubare o – se volete – di avere perlomeno l’illusione di scegliere…

Già con il c.d. “maggioritario” ci avevano spiegato che dovevamo rinunciare a un po’ di democrazia, che dovevamo esprimere meno preferenze, in nome della governabilità del Paese. Diamo per buono pure questo argomento anche se di governabilità il Paese ne ha vista ben poca in questi rissosi 13 anni circa. Diciamo che, forse, col tempo il sistema si sarebbe assestato.
Ora ci riducono ancora i margini di scelta dicendoci che dobbiamo votare una lista compilata non si sa in quale salotto buono.

A questo punto la prossima mossa che ci aspettiamo e che ci presentino direttamente un plebiscito con i nomi dei futuri deputati e senatori e non se ne parli più!

Ma c’è di più, a nostro avviso, in questa legge oltre che il fatto di unire i difetti del proporzionale (assenza di maggioranze stabili) e del maggioritario (scarso rispetto della volontà popolare).

Secondo L’Altra Sicilia questa legge, con le liste bloccate, favorirà campagne elettorale fra “schieramenti”, cioè a colpi di spot miliardari, con il “signore” degli schieramenti che “concederà” a sua piena discrezione l’ammissione nelle liste.

A che serviranno le segreterie politiche dei singoli deputati allora? A nulla! Ci immaginiamo già una schiera di “finti” deputati, con la schiena curva a 90 gradi, a supplicare il posto nella lista e ad osannare il capo; una realtà aberrante per qualsiasi paese civile e che in questi anni eravamo abituati a vedere in un partito solo di cui non c’è bisogno di fare il nome.

Il vero scambio politico avverrà in altra sede che non nelle urne. Dalle nostre parti le cricche mafiose avranno buon gioco a inserirsi in queste liste, con gli opportuni scambi, e protetti da una politica sempre più impersonale.

Chi ci difenderà allora da un David Costa qualunque (che non giudichiamo colpevole, ma che, in quanto indagato, dovrebbe allontanarsi momentaneamente dalla politica), che in fondo non ha bisogno nemmeno di conquistarsi la fiducia degli elettori ma solo quella del proprietario del “marchio elettorale” che i cittadini andranno a votare?

E, dulcis in fundo, è una legge, come quella regionale, vaccinata contro il cambiamento: sbarramento per le formazioni minori (come se non fossero state quelle maggiori in questi anni a creare più problemi) che si innalza quando queste non appartengono a uno schieramento. Insomma, se non siete del giro… neanche vi dovete presentare…

E le formazioni regionaliste, inevitabili in un paese lungo e composto come l’Italia?

O si fanno ospitare o non hanno diritto di esistere.

Ad esempio un partito siciliano autonomista dovrebbe conquistare il 40 % in Sicilia circa per avere diritto di essere rappresentato a Roma.

Ci ricorda quella legge elettorale turca, di cui avevamo sentito parlare anni or sono, e che in verità non sappiamo se è ancora in vigore, che poneva uno sbarramento assurdo al 20 % affinché nessun partito curdo arrivasse al Parlamento di Ankara.

Facciano come vogliono, un favore però: ci risparmino la retorica della democrazia!

L’ALTRA SICILIA – Ufficio Stampa