La fiscalità di vantaggio è una ”bufala”

Palermo, 12 dicembre 2005

La fiscalità di vantaggio tanto sbandierata da chi (mal)-governa oggi la Sicilia e dai potenziali alleati “autonomisti” è una cosa completamente differente dall’AUTONOMIA FISCALE vera e propria che L’Altra Sicilia propone ed è, per la nostra economia, un palliativo che si tradurrà in un’altra droga di tipo assistenzialistico.


Intanto precisiamo col dire che l’Autonomia Fiscale non è una nostra idea originale ma soltanto l’applicazione integrale degli articoli 20 e 36-40 dello Statuto vigente, mai, ripetiamo “mai”, applicati!

L’Europa, la “solita” Europa, che considera “aiuto di stato” qualunque tentativo di attuare quegli articoli (che in sostanza dicono che la Sicilia “deve fare da sé”, tranne pochi tributi e poche perequazioni decide che tributi mettere e che livelli di servizi dare ai cittadini come un vero stato sovrano), questa volta non trova niente da ridire quando lo Stato Italiano chiede invece un aiuto generalizzato (a finanze riunite invece) per il Mezzogiorno.

Al solito: l’elemosina contrabbandata per conquista sì, perché la chiede uno Stato membro, ciò che ci spetta no, perché non abbiamo rappresentanze in Europa degne di questo nome.

Ma la fiscalità di vantaggio è anche una “bufala”, come abbiamo detto nel titolo: intanto è un aiuto rivolto indiscriminatamente a chi vive nelle 8 regioni meridionali per il solo fatto di avervi la residenza ed è – in quanto tale – un’ingiustizia (e se lo diciamo noi…) nei confronti degli altri cittadini italiani e – come tutti i regali – si tradurrà anch’essa in sprechi e parassitismi.

Essa E’ violazione della concorrenza, perché regala alle imprese meridionali un vantaggio competitivo a spese di tutti i contribuenti italiani, a meno che … non sia implicitamente riconosciuto che, per il resto, lo Stato italiano non solo intasca di meno dal Sud ma “dà” anche di meno al Sud in termini di servizi.

Questo sì sarebbe il far west: non ti faccio pagare tasse ma poi non ti do nemmeno servizi, ordine pubblico, in fondo siamo pari, no?

Poi è indiscriminatamente rivolta ad un coacervo di territori, il “Sud”, di cui non si sa nemmeno l’inizio e la fine (un po’ come il partito di Lombardo che non si sa di chi rivendica l’autonomia).

In pratica ci aspettiamo che le solite province di Teramo, del Lazio meridionale, della Sardegna settentrionale e, perché no, delle regioni a ritardato sviluppo del Centro-Nord siano le prime e, in fondo, le uniche a beneficiare dello sgravio. Oltretutto quelle immediatamente confinanti ne avrebbero un danno incalcolabile perché si delocalizzerebbero immediatamente moltissime attività a loro danno.

Noi non sappiamo se, con moderazione, qualche misura di fiscalità di vantaggio per il Sud continentale può essere praticata. Forse sì, ma sono fatti che in fondo non ci riguardano.

La Sicilia ha la SUA autonomia finanziaria che le consentirebbe di diventare una vera “zona franca” del Mediterraneo.

Lasciamo che il sistema pubblico siciliano decida a quanto far ammontare la pressione fiscale nei suoi territori ché, essendo un’isola, non creerebbe distorsioni di sorta ma, tutt’al più, contagi positivi con il vicino Mezzogiorno.

Lasciamo che la Sicilia decida che livello di servizi dare ai suoi cittadini con un sistema “minimo” di perequazioni dal Continente (in funzione di “diritti minimi di cittadinanza” e per il superamento del “gap” infrastrutturale”).

Ridiamo alla Sicilia le “sue” risorse (gli idrocarburi e l’energia, innanzi tutto, ma anche il “signoraggio” sull’emissione di moneta) ed eliminiamo i mille prelievi occulti che prendono la via del continente sotto forma di prezzi e tariffe di beni e servizi soggetti a regime monopolistico o quasi (si pensi ai telefoni, per esempio).

Emancipiamo la Sicilia dai capestri delle normative comunitarie sull’imposizione IVA. Rifondiamo il Porto Franco di Messina.

Ma, al minimo, ci riconoscano l’autonomia impositiva che ha uno stato membro come l’Irlanda.

A quel punto non solo i cittadini siciliani pagherebbero meno tributi e farebbero il pieno con un quarto di quanto costa oggi, ma la Sicilia diventerebbe una vera “tigre” del Mediterraneo.

Ci riconosca questo diritto l’Europa, e non una pelosa “raccomandazione” per pagare meno tasse in quanto tali che ci disonorerebbe in Europa e che non servirebbe a nulla o quasi nel concreto…

O ci vogliono sempre poveri?

L’ALTRA SICILIA – Ufficio Stampa