Privatizzazione dell’Alitalia – Lo Stato svende se stesso

di Carmelo R. Viola.

Prodi ha messo in vendita l’Alitalia ed è come dire che lo Stato italiano ha messo in vendita uno dei resti di sé stesso!
Persona seria o no, il Premier è soprattutto un tenace fautore del capitalismo (lo ricordo grottesco sussurrante istruttore televisivo della materia!): insomma uno dei tanti, forse molti, che si piccano di economia mentre si occupano di tutt’altra cosa, per esempio di “predonomia”!

La sciagura, che sta investendo l’umanità – come uno tsunami ideologico e non solo – è appunto quello prodotto, con zelo paranoico, da quanti pretendono di stare ai tempi (come se questi fossero un fenomeno meteorologico e non un prodotto umano) mentre semplicemente si adeguano alle esigenze del nuovo padronato – quello “inter e panbancario” – e pertanto, non fanno che desocializzare lo Stato e snaturare il potere pubblico (il “padre sociale”), svendendoli (è la parola) per affidare le sorti della collettività (del popolo sovrano!) alla vicende affaristiche di faccendieri interessati solo ai propri profitti e al proprio “paradiso terrestre”.

Non so su che si fondi la pretesa “verità scientifica”, base del neoliberismo (estremizzazione globale-bancaria del capitalismo), che i pilastri e i motori dell’economia sia la predazione, esercitata, quasi con onore, da parte di coloro che sono già forti e vincitori per avere predato, sia pure legalmente, o per avere ereditato grossi prede legali. Mi chiedo se possa fare piacere ai compagni anarchici assistere al depotenziamento progressivo dello Stato (loro nemico in quanto tale), dato che il fenomeno non porta alla “romantica anarchia” ma solo alla prepotenza di pochi signorotti, che accumulano sempre più ricchezza per sé, costringendo il resto del genere umano ai sacrifici e alla fame.

Prodi e relativa compagnia di “nero-illuminati” non lo capiscono (o fingono di non capirlo) affetti come sono da una convinzione che ha tutte le caratteristiche psicodinamiche di una fede religiosa o di un blocco mentale. Io sono convinto (e non per fede) che solo al potere pubblico – se pubblico è (cioè “repubblicano” e quindi di tutti – da res publica: cosa pubblica) – competa possedere e gestire i servizi pubblici e il conio della propria moneta. A privatizzazioni compiute, allo Stato non resteranno che la propria burocrazia, i propri servizi segreti, i poteri fiscale, giudiziario, della polizia e dell’esercito per essere solo uno Stato “fiscale-poliziesco” privo di volontà e di valore etici!

Una rapida “descrizione analitica” del fenomeno in questione ci basta per una diagnosi veritiera, sufficiente e incontrovertibile della patologia. Il prof. Prodi ha posto delle condizioni agli aspiranti acquirenti della “società di bandiera” Alitalia: per esempio, che mantengano l’identità nazionale e i posti di lavoro, ma si tratta di raccomandazioni, che mi ricordano la colorita e ben intuitiva locuzione siciliana dell’ “affidare la pecora al lupo”. La chiave di lettura di cotanta messinscena liturgica ce la dà la condizione di base della concorrenza all’acquisto: che si disponga non meno di 100 milioni di €uro (20 mila milioni delle vecchie lire)!

1 – Con la ridicola motivazione della “mancanza di fondi” lo Stato dichiara di non essere in grado di possedere un bene pubblico, il che corrisponde all’ammissione di mancare della “sovranità monetaria”.

2 – Cedere un bene pubblico significa autorizzare dei privati a sostituirsi allo Stato.

3 – Significa affidare un bene pubblico a degli affaristi, il cui movente è espresso dalla denominazione stessa (accumulare ricchezza parassitaria senza limite).

4 – Affaristi, che posseggano non meno di 100 milioni di €uro non sono lavoratori-risparmiatori (sic) ma possessori di “refurtiva sociale” (sia pure ereditata) cioè di ricchezza sottratta a migliaia e migliaia di legittimi produttori.

5 – Tali predatori (sia pure legali) sono disposti ad investire parte della propria refurtiva solo in vista della possibile aggiunta di ulteriori profitti parassitari, essendo impossibile ipotizzare il contrario: l’eventuale restituzione della refurtiva sociale da parte di predatori pentiti non avverrebbe certamente attraverso investimenti affaristici.

6 – Unica alternativa a tale “ipotesi utopistica” è l’acquisto dell’Alitalia al solo scopo di ingrossare la preda ( “predamonio”, eufemisticamente: “patrimonio”).

7 – In un modo o in un altro i futuri padroni dell’Alitalia faranno valere le proprie “ragioni” (insufficienza di fondi, aumento dei costi e così via) e troveranno anche il modo, se fruttifero, di cambiare l’identità nazionale dell’impresa. Altrimenti, che padroni sarebbero? L’Alitalia sarà un ennesimo “feudo di padreterni”, come quello delle Ferrovie delle Poste con la complicità di enti bancari cointeressati alla depredazione sociale.

8 – Privatizzare è stimolare la più avida ingordigia del potere monetario, che produce una vera deformazione psicomentale dei protagonisti, che non si fermano davanti alle più varie possibili combinazioni affaristiche come ci dimostra la consueta cronaca della criminalità industriale(dalla riduzione di personale e di manutenzione – che ha dato vita alla “deregolazione” con serie d’incidenti aerei e ferroviari) alla crescente forzatura consumistica della Fiat – a dispetto dell’asfissia urbana e dell’inquinamento dell’aria – alle manipolazioni farmaceutiche, ai dissesti di cassa e crac finanziari alla Parmalat).

9 – Privatizzare produce anche le radici materiali e psicologiche della criminalità per fame ed emulazione – emulazione fra impari (agli estremi: padreterni e barboni!), che non ha niente a che vedere con l”emulazione-collaborazione fra pari”, promossa dal socialismo. Quella individuale e di gruppo è detta comune, quella organica è detta, con termine, mutuato da organizzazioni di altri tempi e di altra natura e quindi “fuorviante”, “mafia”, per non dire “versione paralegale del capitalismo” (ovvero esercizio paralegale della predazione).

10 – Mi piace concludere con le parole scritte sul frontespizio del mio breve saggio “Stato sociale (vero) o Criminopoli (con quel che segue)” – Quaderno n.ro 5 del Centro Studi Biologia Sociale – ottobre 1996 – : “Privatizzare è seminare criminalità. I responsabili, che ci leggono, come al solito, continuano a tacere con puerile noncuranza, proprio così confermando la grande ineludibile verità: prima o poi dovranno imparare a comportarsi da adulti”.

Intanto, hanno di che gioire i banchieri, futuri padroni-becchini reali del nostro Stato, dell’Europa e del mondo.

Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale – csbs@tiscali.it

Sito: http://biologiasocialealtervista.org