LA CAPACITÀ DI RESTARE
C’è una parola in lingua danese che mi ha spiegato un mondo ed anche un modo di essere.: hygge.
La nostra epoca ci illude che il benessere sia qualcosa da raggiungere. Forse è solo qualcosa da ricordare, un ritorno, più che un traguardo. Hygge è riappropriazione, la possibilità di abitare il tempo con pienezza. E non serve vivere in una casa sul Mare del Nord. Può essere ovunque: in una cena semplice cucinata con amore, in una lampada acccesa nel buio, in una conversazione sussurrata sotto una coperta. È un modo di stare nel mondo e di averne cura
Hygge accade quando il tempo rallenta. Quando l’essere prende il posto del fare. Quando ci si concede di stare , di esistere, semplicemente, nello spazio tra due pensieri. Hygge ha a che vedere con l’arte della soglia: quel luogo fragile e potente ad esempio in una casa su una spiaggia di sabbia bianca in riva al Mare del Nord. Il luogo giusto dove riappropriarsi del tempo, in cui si può abbassare la guardia e lasciarsi toccare.
Allora mi torna in mente una settimana di riunioni a Skaghen, nel nord della Danimarca, affacciati alle coste svedesi.
In un mondo in cui tutto corre, hygge è una forma di resistenza, il rifiuto gentile dell’eccesso, della frenesia, dell’urgenza di essere sempre altrove.
Significa scegliere la profondità al posto dell’ampiezza, l’infinità al posto dell’apparenza, Il silenzio al posto del rumore.
Mi sono chiesto , qua sulle coste del vasto arcipelago della Sicilia se abbiamo ancora spazio, dentro di noi, per qualcosa del genere. Se la nostra mente – iperattiva, satura, connessa a ogni istante – sappia ancora fermarsi. . Spesso temo di no.
Ma allo stesso tempo credo che sia proprio lì che dobbiamo tornare. A quella soglia semplice, a quella tazza tra le mani ,in quello sguardo che accoglie il mare, anche quando è in tempesta.
Forse per questo mi ha commosso a vedere una donna danese affacciata alla sua loggia. Perché in lei ho riconosciuto qualcosa che sento mancare: la capacità di restare, di non scappare da sé, di accettare che anche il vento, anche la pioggia, fanno parte della nostra mappa emotiva. E che possiamo abitarle senza doverle domare, lasciando che siano loro a trasformarci.
In fondo, hygge è questo: un equilibrio fragile tra forza e dolcezza. Tra interno ed esterno. Tra ciò che ci protegge e ciò che ci espone. E la nostalgia di qualcosa che, se siamo disposti a fare spazio, possiamo ancora ritrovare.
Eugenio Preta