Il solito premio Nobel
Un comitato di 5 membri è chiamato ogni anno al compito di verificare chi , per il suo impegno nella diplomazia, nell’ambito dei diritti umani, nella cooperazione meriti davvero questo premio Nobel .
Una decisione che ,senza dubbio ormai , indica valori che andrebbero condivisi ed emette un giudizio che coinvolge tutti
Alla fine , una decisione politica come ,nella vita , tutto è diventato politico.
E’ inutile far finta di niente, l’assegnazione di questo premio manda un segnale inequivocabile.
Da Wilson ad Obama, passando da Kissinger ad Arafat e Rabin, di premi Nobel controversi ce ne sono stati tanti.
Niente contro Pillay, la laureata di quest’anno, ma oggi avremmo pensato che la scelta sarebbe caduta su ben altro.
Questo Nobel per la pace, quest’anno , avrebbe dovuto premiare la gente comune, gli eroi di tutti i giorni, quelli che in ogni latitudine affrontano la vita, sopravvissuti alle epidemie, destabilizzati da sogni indesiderati, schiacciati dai prezzi alle stelle, aggrediti dalle informazioni, spaventati dalla disinformazione, assediati dai premi tv e dall’intelligenza artificiale , minacciati dalle guerre e sfiniti dagli imprevisti quotidiani.
Ma non mollano e non scappano piuttosto si proteggono e ci proteggono. Sono madri e padri che si occupano del loro lavoro e dei propri figli, sorelle che assistono genitori anziani e ci consentono di esercitare una professione, nonni che si occupano dei nipoti, famiglie che progettano, insegnanti che infondono speranza nel futuro, amici che si tengono per mano, medici che curano, sacerdoti che pregano, avvocati che tutelano i nostri diritti, persone comuni che affrontano le piccole battaglie e le grandi guerre che flagellano un mondo a cui apparteniamo di diritto e che spesso non riconosciamo.
Un premio Nobel quindi , che quest’anno sarebbe dovuto andare semplicemente alla vita in generale anzi , alle vite nostre e a quelle degli altri.
Eugenio Preta