Berlusconi chiama Palermo: solo i ”clientes” rispondono


Avete notato le inquadrature strette della Rai e di Mediaset sul lancio del nuovo partito forzitalico che doveva partire proprio dalla capitale siciliana?

Pochi volti, un po’ stanchi e un po’ troppo noti (la Prestigiacomo, Micciché, La Loggia) accanto a un Presidente arringante le bellezze di Palermo.

Chi ci è andato ci ha parlato di alcune centinaia di persone. Certo l’avessimo fatto noi sarebbero state tante, in valore assoluto, non vogliamo poi disprezzarle…


Ma Forza Italia è in Sicilia il primo partito nelle urne. Gestisce fiumi di denaro pubblico e dispone di centinaia di possibilità di favori personali.

Se noi disturbiamo qualcuno per andare in piazza, questo qualcuno sa che a noi non potrà chiedere nulla se non di fare gli interessi della Sicilia, ma Forza Italia no, Forza Italia può pagare eccome…

Per i caporioni nell’isola del movimento non ci vuole niente a mettere insieme quattro sbandieratori prezzolati che urlano “Presidente, presidente”, e invece… niente. Poche centinaia di persone, quasi tutti uomini di apparato partitico.

Non è un buon viatico per un nuovo soggetto.

Ci ricorda il flop delle primarie democratiche in Sicilia in cui nemmeno il voto ripetuto e truccato è riuscito a nascondere l’alienazione dei Siciliani verso l’Italia.

E’ vero, i Siciliani sono completamente alienati da una politica che non li rappresenta.
Votano, è vero, ma per qualche piccolo tornaconto personale. Non gli parlate di politica ché hanno da fare…

State attenti a Roma, il giorno in cui avranno per chi votare vi licenzieranno dalla sera alla mattina e quando un miliardario (miliardario in euro!) verrà col suo partito di plastica anziché il silenzio assordante (trasformato poi in rumore dai giornalisti di regime) troverà ad accoglierlo le uova e i fischi.

Ma non è il miliardario che ci interessa, ma quelli che, per avere da lui o da altri un posto, si sono venduti la Sicilia.

Ci viene in mente un articolo del nostro Statuto (il 26, tanto per cambiare dichiarato “incostituzionale” dalla Suprema Corte) che attribuiva al nostro organo giurisdizionale naturale (L’Alta Corte per la Regione Siciliana) la messa in stato d’accusa dei membri del Governo Siciliano per i reati compiuti nell’esercizio delle loro funzioni. E’ una sorta di nostrano “Alto tradimento della Regione”.

Quanti governi si salverebbero da questa accusa dal 1946 a oggi? Pensiamoci.

Forse nessuno, tanto sistematica è la vendita dei nostri interessi al Continente.

Forse per questo la Corte Costituzionale ha provveduto, su commissione, a impallinare il sacro articolo di garanzia.

Ufficio stampa

L’Altra Sicilia- Antudo