MESSINA : DALLO SLENDORE DI UN TEMPO AL DEGRADO ATTUALE

Bruxelles 2 marzo 2000

Città stravolta dal cemento e dal disordine, lasciata ormai senz’anima; cittadini sempre piu’ soli e distanti dalle istituzioni; nessuna opportunità di lavoro soprattutto per i giovani, costretti a partire o alla rassegnazione; l’aggravante ingiustificabile dell’apatia e della rassegnazione al degrado: questa potrebbe essere, a caso, la fotografia di uno dei 9 capoluoghi dell’Isola.

A Messina succede di piu’. Oltre al vero e proprio stravolgimento della pianta urbana delle strade – il prezzo da pagare all’installazione di un’assurda linea tranviaria per la cui costruzione si è riusciti a sradicare alberi secolari, ma soprattutto a ridisegnare, in peggio, quella pianta stradale opera di un urbanista insigne quale Filippo Iuvarra, l’architetto messinese che aveva disegnato le strade della città di Torino, la residenza reale di Stupinigi, la basilica di Superga eccetera – anche le rare opportunità economiche versano in uno stato di crisi irreversibile.

” L’altra Sicilia ” denuncia oggi la chiusura dello stabilimento della Birra Messina, unica realtà industriale che dal 1923 operava nella città, chiusura praticamente definitiva che avviene nell’assoluto silenzio delle autorità cittadine, con la complicità subdola dei sindacati e nella disinformazione totale dei cittadini.

Nottetempo sono stati smontati e trasferiti via mare i grossi serbatoi di fermentazione della birra, azzerando praticamente l’attività dello stabilimento. Un pezzo unico, e non soltanto perché non ce ne sono altri, dell’industria messinese, conosciuta in tutto il mondo, viene oggi spostato in Puglia, con la logica conseguenza di ulteriori perdite di occupazione in una zona colpita da disoccupazione endemica, e la messa in mobilità di quei lavoratori che erano riusciti, negli ultimi anni, ad evitare i 50 trasferimenti già eseguiti.

“‘Altra Sicilia” denuncia non soltanto gli amministratori e i sindacalisti locali, quali responsabili di quanto accade, ma anche le autorità e le organizzazioni sindacali nazionali che hanno acccettato il piano di ristrutturazione della Heineken, proprietaria ormai del marchio, supinamente e senza preoccuparsi minimamente della realtà occupazionale messinese. Messina perde cosi’ un altro pezzo di storia e di anima, e lo fa in silenzio e rassegnata ad un degrado inarrestabile.

Una città che sembra allontanarsi sempre di piu’ dall’Europa, una città che, Capitale prima, Paladina di libertà poi, non riesce a ritrovare il coraggio e la dignità che l’avevano contraddistinta nel tempo.

Eugenio Preta