Fino a quando?


La sceneggiata dei 500 sindaci di cittadine e centri del Nord che hanno rimesso simbolicamente la loro fascia tricolore al prefetto di Milano per protestare contro i loro omologhi che non dimostrano qualità virtuose nella gestione della cosa pubblica, ci sgomenta e ci preoccupa, pur se, come siciliani, possiamo permetterci l’analisi e la critica dei nostri stessi rappresentanti .

Ripetiamo, come avemmo a dire già dopo i risultati delle recenti elezioni regionali, che la sedicente vittoria della Lega, se ha evidenziato l’agonizzare delle ex sinistre senza capo, se ha dimostrato la cancellazione (già cancellata dal cinico Fini) di Alleanza nazionale e lo stentare del Pd L all’ombra del Berlusca , ha almeno riaperto la discussione sull’assetto costituzionale che si vuole dare allo Stato, sul federalismo infine, come evento novità.(!?)

A questo punto uno Stato , voluto artificialmente unito dalle magagne di potenze straniere e dagli appetiti di mascalzoni, nominatisi re e principi sulle ceneri di piccoli ducati e principati, ma anche del regno borbonico e dello stato vaticano, riscopre oggi che la sua omogeneità deve essere ri-frazionata per le esigenze di una società contemporanea che non può’ più’ permettersi di scialacquare sostanze( che non possiede) e per la necessità di dover adeguare i mezzi scarsi ad un ordine di finalità graduate secondo esigenze ben definite.
Uno Stato che aveva riposto nell’unità del suo territorio e delle sue istituzioni rappresentative il suo valore fondante, è costretto ad abiurare e, suo malgrado, ad accettare le istanze di autonomia portate avanti dalla Lega, una volta scellerate e esecrabili, oggi ritenute utili e non invalidanti il progetto originario di unità.
Questo partito del Nord che mano a mano ha messo in un angolo i Giufà che costituivano la sua dote militante e gli imprenditori che lo supportavano, ha allargato alla media borghesia e alle classi colte del Nord ( per più’ del 70% di origine meridionale e specialmente siciliana) il suo consenso elettorale e oggi si trova nella possibilità di accelerare il processo della riforma dello Stato anche perché ha capito che non può’ più’ permettersi di “ciurlare nel manico” (direbbero loro) e deve dare risposte al cittadino indipendentemente da Napolitano , da Berlusconi e dai suoi sodali.

Il federalismo così’ oggi diventa praticabile, cosa nuova e mirabile .
La nostra rabbia prorompe : cosa hanno i vari Moroni, Calderoni, Bossi stesso per essere riusciti laddove ad esempio Canepa, Gallo, Restuccia prima , ma Aldisio e Finocchiaro Aprile dopo, avrebbero fallito ? Perché ottusi abitanti delle valli padane dimostrano acume e perspicacia mentre fior di intellettuali cresciuti all’ombra della classicità più’ aristocratica falliscono miseramente?

La risposta, secondo noi è data dalla sensibilità di un popolo, la sua voglia di identità e la spinta che la gente riesce a imprimere ad istanze ritenute valide, il favore che la gente sembra decretare a Bossi, Maroni e Calderoli.
E la nostra rabbia aumenta: perché i siciliani non sono come i nordisti?

Noi riteniamo che per intelligenza, acume, perspicacia ad esempio, il confronto non regga, eppero’ …. Pero’ si da il caso che il nostro federalismo ante litteram sia stato sempre poco considerato dalla nostra gente, certamente perché poco conosciuto, sicuramente perché una classe consacratasi in classe dirigente, senza valore e sempre schiava di qualcuno, non è stata capace di mettere in opera l’Autonomia , delegando sempre ai suoi padroni di Roma il potere di decidere, spesso anche in contrasto con i dettati di quella nostra carta costituzionale, lo Statuto di Autonomia della Nazione siciliana.

Lo Stato centrale quindi ha potuto costruire la sua verità, favorito dall’ignavia e dal disinteresse del siciliano , dal suo delegare ad altri,ed ha tentato di annullare in tutti i modi l’Autonomia.
Programmi scolastici, giornali, letteratura, imprenditoria, banche, tutti hanno lavorato poi per poter soffocare l’identità che lo Statuto aveva consacrato nella sua lettera e cancellare l’Autonomia che la Sicilia aveva reclamato.
E certo la Storia si morde sempre la coda: si ripeteva cosi’ l’ennesima occupazione del’ Isola.
Dispiace che sia avvenuta e stia avvenendo nonostante i siciliani, e loro malgrado e per mano dei leghisti, bravi a fare loro le istanze che non siamo stati capaci di mettere in valore nonostante una lingua effettiva e non un dialetto, nonostante una cultura riconosciuta, malgrado la tentata mistificazione della nostra storia, anche la piu’ recente.

La gente che decreta il successo del partito del nord é la stessa che ieri plaudiva all’Unità, ritenendolo valore prioritario, la stessa che , in maggioranza di origine siciliana, finge una verginità storica e abbraccia una cultura inventata da furbastri padani a dispetto di un’identità siciliana vera che puo’ negarsi soltanto come atto di autoflagellazione.

Adesso bestioni come a Modica si accodano al carro leghista, nel segno perenne del servo sciocco e lecca scudiscio che si ritiene importante soltanto perché ritiene di abbracciare , con Bossi, la novità del messaggio e chiede di fondare una Lega Sud, come una sindrome di Stoccolma, la stupida volontà di assecondare il proprio carnefice, lo stesso che nega gli aiuti agli sfollati di Giampilieri e Caronia, lo stesso che assume i figli degli amici senza il necessario e obbligatorio concorso, lo stesso che decide il trasferimento dei gettiti da lavoro dipendente presso la sede legale dell’ente erogatore , lo stesso che istituisce a Milano presso Unicredit il Banco di Sicilia, lo stesso che nega il valore dell’Autonomia siciliana ed al contrario santifica un antiquato federalismo leghista.

Siciliani, arrisbigghiamunni: fino a quando sopporteremo che lo stato centrale abusi della nostra pazienza?

L’Altra Sicilia

Ufficio Stampa