I poveri piangono ora e i deputati dopo

Le vicende italiche silenziano la realtà politica siciliana quasi ad aver deciso di aspettare, tutti insieme, la fatidica data del 14 dicembre per poi avere chiaro, il quadro di una situazione arrivata ormai all’insufficienza… cardio-respiratoria.

Il cavaliere Lombardo, grande imbonitore di fede democristiana, che ringraziamo per la presa in giro del 1 novembre scorso a Palazzo d’Orleans e la conseguente conferma della Consulta per l’emigrazione, ci ha propinato, come governo dell’isola, un’accomandita di eminenze grigie che tengono lontane le segreterie dei partiti, è vero, ma impediscono così anche il controllo cosiddetto democratico dell’operato del governo, se la vogliamo dire tutta.

Poi, come aveva già fatto – con successo – con il suo MPA, ha sventolato la bandiera dell’Autonomia interpretando la temperatura della gente ed estrapolando il di lei “sentire” da quello che ritrova nei vari siti sicilianisti e soprattutto dal sito de L’Altra Sicilia, dove attinge a piene mani per individuare le esigenze e le richieste dei cittadini. Fiuta così il vento e cerca poi di regalare ai siciliani i contentini, che non intacchino pero’ la corretta applicazione del suo potere.

Certo, a differenza nostra, lui è Ministro-Presidente della Regione Siciliana, una specie di Re Mida che tutto quello che tocca fa diventare oro ( si fa per dire ) ed ha quindi tutti i diritti della primogenitura. E lo può’ fare. Mentre noi, dall’anonimato che combattiamo soltanto con un foglio di parole, anche se raccontiamo verità, siamo costretti a passare attraverso il filtro delle censure preventive e ci vediamo poi depredati delle idee e, a volte, accusati di “abbaiare alla luna”

Oggi all’ARS – dopo che nello scorso settembre i deputati di tutti gli schieramenti “si sono dovuti aumentare” di 605 euro le indennità per equiparare il loro stipendio a quello di un magistrato presidente di corte di cassazione con 35 anni di anzianità,- si sta combattendo una battaglia, questa si’, sulla pelle della povera gente: la stabilizzazione, brutto neologismo per dire sistemazione, dei 22.500 precari, vergogna esclusiva della sola Regione Siciliana.

Ma è una battaglia antidemocratica e che tende soltanto ad accontentare i figli del voto di scambio, quelle centinaia di ex-disoccupati, diventati migliaia nel protrarsi del malcostume politico, oggi oltre 22 mila che, nella logica del tiriamo a campare e del VOTO DI SCAMBIO, si sono venduti per un posto fittizio nell’amministrazione regionale, un incarico precario che è diventato cronico e che oggi, non per giustizia signori miei, ma per l’alito delle elezioni che i politicanti sentono sul collo, sembra opportuno trasformare in posto fisso, con buona pace della Costituzione della Repubblica che diventa a volte faro, altre volte invece un “optional”, a seconda dei momenti e delle convenienze.

La Costituzione a cui ci riferiamo, pur non essendo la nostra carta costituzionale siciliana, in effetti costituisce il paradigma della nostra convivenza civile e infatti, all’art 97 recita che alla Pubblica Amministrazione si accede mediante concorso.

A questo punto siamo costretti a prefigurare una violazione del dettato costituzionale se la politica, padrona di tutto, riesce ad assumere, attraverso un accordo parlamentare, oltre 22.500 persone proprio senza questo concorso obbligatorio. E gli altri disoccupati ? Alla luce di quale principio costituzionale vengono esclusi?

Per spirito di giustizia ricordiamo al Ministro-Presidente Raffaele Lombardo che non esistono soltanto i precari a cui bisogna trovare sistemazione, viste le prossime scadenze elettorali. Ci sono anche, e nessuno ne parla, i 9000 addetti alla formazione professionale che da mesi non percepiscono più lo stipendio.

Invece la classe politica studia come stabilizzare anche le migliaia di dipendenti delle società collegate alla regione, sempre figli di mamma ma soprattutto della malapolitica. Ma questi, chi li ha assunti ?

In virtù di quale accordo ?

Con quali coperture finanziarie, certamente fittizie, alla luce dei debiti regionali ? Perché non pubblicare un elenco con i nomi degli assunti ed i loro padrini di riferimento?

Non per delazione, ma sicuramente per la necessaria e dovuta trasparenza di ogni atto amministrativo.

La Sicilia tocca oggi il 17,9 del tasso di disoccupazione nazionale; oltre 1,2 milioni di disoccupati, il 42,9% dei quali rappresentato da giovani in cerca di primo impiego, che certamente non hanno santi in paradiso e ai quali si offre una sola sola possibilità: la DIASPORA, la partenza l’emigrazione.

Lombardo, a questi chi ci pensa?

Certamente non il governo né gli imprenditori siciliani che, dopo aver affondato con l’ignavia dimostrata l’occupazione a Termini Imerese, solo polo industriale esistente in una terra malata di atavica disoccupazione e nonostante i 500 milioni di sovvenzioni per il piano del sud, operativo dal prossimo 9 dicembre, preferiscono brigare con le autorità tunisine ( visita della Confindustria Caltanissetta e Agrigento a Tunisi della scorsa settimana), mentre i fondi dell’Unione si perdono per mancanza di progetti ma soprattutto di volontà, e grandi multinazionali, come la Coca Cola o l’ IBM, anche in Sicilia riescono a recuperare sovvenzioni europee alla faccia dei siciliani, bisognosi ma ancora schiavi del Nord.

Tutto si lega pero’ e, a fronte delle battaglie dei poveri ci sono quelle condotte dai ricchi, i deputati, ad esempio, che abbiamo eletto per rappresentarci e che, loro, non avrebbero certamente problemi di disoccupazione perché anche se mandati a casa (cosa improbabile, tranne che ….) dopo meno di 30 mesi di onorato servizio percepiranno una lauta pensione, sempre cumulabile. Se invece dovessero continuare, perché “nui semu bestia”, percepirebbero, come i loro confratelli italici e come quelli mandati in Europa, ben 19 mila euro mensili di stipendio più 6000 euro per i portaborse, più 4500 euro per le spese di segretariato, più guarentigie come treni gratis, aerei gratis, tessere autostradali gratis, ingressi stadio, giornali, riviste, posta , tutto gratis e alla faccia di chi si compra il giornale, si paga il treno, e si paga pure l’autostrada e dopo oltre 35 anni di lavoro, va in pensione con poco più’ di 1000 euro mensili (Le cifre sono approssimate per difetto proprio per la materia difficile da dipanare, anche con tutta la trasparenza che, a parole, tutti dicono di voler applicare).

E’ sintomatico infatti a questo proposito il tentativo operato da un giornale siciliano di chiedere ai servizi dell’ARS un resoconto dettagliato delle spese dell’Istituzione – stipendi, diarie, consulenze, contratti vari, per rendere pubblici i bilanci dell’Assemblea e il continuo rifiuto che si è visto opporre da parte del presidente dell’Assemblea, sig. Cascio

Noi ci chiediamo: Perché continuiamo a mantenere letteralmente questa casta di incapaci? Perché, sin da ora, non ci imponiamo di disertare le loro segreterie, mandare a monte il voto di scambio cui tanto fanno affidamento per continuare a fare i loro comodi e creare una nuova epoca per la politica, attinente alle esigenze della gente, votata alla risoluzione dei suoi problemi?

Noi un’idea ce l’avremmo anche: riformare la legge elettorale in senso proporzionale con le preferenze, dopo avere stabilito il tetto massimo di durata del mandato parlamentare in una unica legislatura. Dopo di che, colui che era stato chiamato a rappresentarci (deputato) se ne ritorni doverosamente alla sua occupazione originaria.

Così elimineremmo i politici di lunga data, inutili e arruffoni, il clientelismo, il nepotismo e premieremmo a questo punto soltanto chi dovesse intendere effettivamente l’incarico politico come una missione da svolgere nell’interesse della comunità.
Per fare ciò’ compiutamente dovremmo anche garantire un salario. Non paperonico come avviene attualmente, ma tarato sul mestiere che esercita il candidato che, una volta eletto , e per tutta la durata del mandato, continuerebbe a percepire il suo salario originario, senza le guarentigie odierne.

Poche proposte, ma chiare e conseguenti ad una sola premessa : che i siciliani, di fronte al baratro che ormai si dipana davanti al nostro futuro e a quello dei nostri figli e nipoti, decidano effettivamente di voltare pagina. Facciamolo adesso, prima che sia ormai troppo tardi.

Ufficio stampa

L’ALTRA SICILIA – Antudo