E se non ora, quando?

Adesso si mette pure Zamparini a parlare di Indipendenza, e lo fa a capo di un imprecisato “‘movimento per la gente” , l’ennesimo carrozzone para-politico che la frenesia del voto costruisce per catturare l’attenzione della gente e prepararsi la bottega per un domani politico di questa povera e maledetta Isola.

Un imprenditore del nord, disceso in Sicilia come un lanzichenecco, ha occupato tutto il possibile a Palermo e poi, con la scusa del Palermo calcio, che pure minaccia di mettere in liquidazione una settimana si ed una no, è riuscito a farsi assegnare svariate aere per costruirci i suoi supermercati, alla faccia dei palermitani che ancora credono alle sue virtù calcistiche che, meno prosaicamente si chiamano affari.


Ma che adesso si permetta pure di ammiccare ai movimenti indipendentisti, quasi questi fossero incapaci, da soli, a delinearsi strategie di lotta politica, senza bisogno dell’imprevedibile veneziano, beh questo non lo avremmo mai immaginato.

Siamo alle solite: vengono da fuori e vorrebbero insegnare a noi quello che non sappiamo fare ma che alcuni sanno essere scritto nel destino dell’Isola: la ventura indipendenza dopo la ormai improcastinabile fine della casta che, come aspide finale ancora pur tesse DDl e leggi ad hoc per i suoi adepti, immaginando ben chiara quella fine che i siciliani tutti auspicano, ma che non riescono a fare scatenare. Certamente poi la solita serie di servi sciocchi celebrerà le virtù taumaturgiche del veneziano Zamparini che, se lo “chiedesse” , pecunia non olet, potrebbero anche cominciare a pensare veramente ad una svolta politica dell’Isola.
Almeno a questo servirebbe il… lanzichenecco, nel solco della tradizione addormentata dell’Isola.

Dalla parte di Lombardo tutto tace, ma parlano per lui gli scherani del MPA, Musotto e Ruggirello, capaci ad esempio di presentare un ddl per la salvaguardia delle coste che tra le righe intende salvare soprattutto gli abusivismi in quel di Ispica nella tenuta della signora Lombardo, costruzione peraltro già sequestrata dall’A.G., ma ancora oggi in piedi sulla spiaggia, quasi come l’eco-mostro di Punta Perotti in attesa del suo contrastato abbattimento del 2006.

Salvare le coste è un tema ricorrente nelle litanie di questa assemblea regionale giunta ormai al “de profundis”, litanie che prevedono pure punte di acuto lirismo quando abbassano a 150 metri dal lido il divieto di costruire, ma poi costruiscono anche sulla battigia e poi prevedono sanatorie per le costruzioni abusive entro i limiti demaniali. Il pianto del coccodrillo.

Stia pure sicuro Lombardo. la villa abusiva a Marina marza di Ispica della signora Grosso in Lombardo, già sigillata dalla Cassazione, grazie alla solerte vigilanza di Ruggirello e di Musotto non verrà abbattuta, resta pero’ vivo nella gente il senso del sopruso e la convinzione che questa classe politica ormai è arrivata a fare quello che vuole, infischiandosene persino delle leggi.

Lombardo si rallegri per la sua continua buona stella. Già de-rubricato il reato di concorso in associazione mafiosa nel più banale reato elettorale, reato che significa, in linguaggio corrente semplicemente voto di scambio, il peggio della tradizione elettorale siciliana. E non si consoli ripensando che il concorso esterno in associazione mafiosa sia reato abituale della classe politica.

Pur se mezzo gaudio, ma sempre male comune, come la stessa prescrizione per decorrenza dei termini per il vecchio Andreotti. Piuttosto pensi il ministro presidente che Bruno Contrada accusato di concorso in associazione mafiosa, tutto ancora da verificare nonostante anni di processi che hanno fiaccato persino la salute del poliziotto e nonostante le contraddizioni e le accuse acclaratamente false del pentito starrantino, sta scontando gli ultimi 10 anni di pena in custodia cautelare, sempre nella speranza di una riapertura del processo, oggi possibile proprio grazie alla vanità letteraria del giudice Ingroia che da maggiore accusatore si è trasformato, proprio con le rivelazioni contenute nelle pagine del suo libro, in possibile suo salvatore.

Pero’, senza fare polemiche giudiziarie che neanche vorremmo, ma non credete, siciliani, che sia giunto il momento delle verifiche e di una necessaria messa a maggese della classe politica siciliana e di un obbligato cambio istituzionale? E se non ora, quando?

L’ALTRA SICILIA – Antudo