La vergogna senza fine

Bravo Lombardo, e tutti come pecore a votare la proposta obbligata – dicono – dei dodicesimi provvisori del bilancio regionale, come già annunziammo non più tardi dello scorso novembre, una carta che dà pieni poteri al ministro presidente, e solo a lui, nella gestione dei fondi e di tutta la vita amministrativa regionali.

Ancora una sceneggiata del teatrino di questa politica rifiutata dalla gente: questi della casta non hanno davvero più faccia e giocano talmente sporco e, per di più, a carte scoperte che suscitano anche nei più miti siciliani il seme dello sdegno e della riprovazione.

Restiamo veramente impotenti di fronte a quanto avviene ogni giorno, una piccola parte a cui veniamo ammessi da media compiacenti se immaginiamo, con sconforto, tutto quello che invece non trapela e che basterebbe senz’altro a farci prendere, una volta per tutte, quei forconi che una volta tanto bene facevano alle democrazie.

Questa dei dodicesimi provvisori ve l’avevamo anche anticipata, nonostante le motivazioni portate oggi da Armao, che suonano piuttosto che come giustificativo come “accusatio” manifesta. Oggi, come se non bastasse, la nostra venerabile Assemblea Regionale ne ha combinata un’altra: ha rinviato i tagli agli emolumenti dell’ARS, giudicandola una manovra interna dell’istituzione senza bisogno di decreti leggi specifici e quindi negoziabile tra i deputati, in un prossimo futuro – figuriamoci! – ed ha bocciato l’emendamento che cercava di mettere argine alle elargizioni agli assessori tecnici (politicanti) di questo governo regionale.

Questi fortunelli infatti, a parole tecnici, ma che tecnici non sono come i loro dirimpettai della casa madre, ad esempio Moavero, Riccardi, la Severino, D’andrea eccetera, sommano al compenso da assessore, quello che li equipara a deputati, loro che non sono eletti ma nominati dal buon Raffaele e sono autorizzati ad aggiungere quindi ai 4mila e passa di assessore i 10mila e passa di deputato.

In Sicilia è sempre stato così, tutto si svolge tra amici e cumpari, ma oggi tutto sembra più grave perché avviene mentre pensionati, famiglie, operai, cassaintegrati, disoccupati e giovani vengono tartassati dalle spese correnti, mentre loro, gli eletti, invece di dare l’esempio, decidono di rinviarsi i tagli e anche di aumentarsi gli stipendi.

Tutti all’unisono, destra, come sinistra, centro, lato, sotto e sopra, come la gestione degli affari correnti dell’isola costretta ormai alle tutele di un commissario governativo, verosimilmente per arginare l’incapacità della classe politica siciliana, tanta è la fiducia che la Casa madre ha di questa sua propaggine regionale “legittimata” in assemblea.

Un commissario governativo, il prefetto Aronica, che in atre occasioni avremmo criticato sia per la sua qualifica che non avrebbe ragione di esistere, sia perché tale figura non avrebbe alcuna competenza negli affari della nostra regione siciliana proprio a motivo del nostro Statuto, la nostra Costituzione, violata e disattesa da noi, intoccabile quando si tratta degli altri. Sacralità che, in vero, da noi non è mai esistita e mai esisterà, a causa dei lanzichenecchi che abbiamo eletto alla guida delle cosa pubblica.

Commissario prefettizio dicevamo, che in altra occasione avremmo fustigato, ma di cui oggi ne invochiamo l’esistenza perché possa essere determinante nell’arginare la sicumera della casta e lo sfascio di questa terra una volta impareggiabile. Permetteteci pero’ di storcere il naso.

Ma sembra che non interessi più a nessuno. Facciano pure, loro eccellenze, prima o poi dovrà pero’ pur essere previsto un redde rationem, un resoconto che possa fare giustizia dei soldi arraffati ai cittadini attraverso leggi dirette a salvaguardare guarentigie e stipendi, in poche parole verrà il tempo di rendere conto di quel potere che il ministro presidente ha bisogno di avere per distribuire posti e coltivare clientele, come dimostrato dalla nuova manovra ventilata per la regolarizzazione degli ulteriori 800 precari regionali, questa volta bocciata dal prefetto Aronica, così come ha fatto la Corte dei Conti per la manovra che avrebbe dovuto regolarizzare, immettendo nei ruoli dell’amministrazione pubblica quei 22.500 precari alla faccia di milioni di disoccupati, manovra che noi de L’ALTRA SICILIA abbiamo denunciato come incostituzionale, proprio per quei precari riammessi “ope legii” – certamente a vantaggio di quelle famiglie la cui unica colpa era stata quella di obbedire alle sirene della casta ed impinguare le segreterie dei candidati eccellenti, pronti a rivendicare le promesse fatte in campagna elettorale – ma candidati in realtà “contra leges” perchè discriminante nei confronti e a danno dei 2 milioni e passa di disoccupati che senza aver avuto il paracadutaggio di trovarsi precari, si vedevano negata la partecipazione a quel concorso pubblico, in contraddizione all’art 94 della Costituzione che prevede sempre e comunque un concorso pubblico per l’accessione agli impieghi della pubblica amministrazione.

Basta, che volete che vi raccontiamo ancora oggi, nel giorno di sant’Eugenio vescovo, vigilia del 31 dicembre con annessi e connessi, mentre aspettiamo tutti i botti di un nuovo anno che, purtroppo, sarà esattamente come quelli che sono passati se non riusciremo veramente a fare fronte comune e chiedere tutti insieme un cambiamento del nostro vivere civile iniziando con l’annullamento della classe politica odierna.

Cambiamento difficile certo, ma che dovremo conquistarci resistendo alle tentazioni e alle seduzioni delle segreterie politiche, ora che si avvicinano le elezioni regionali, gettando alle ortiche questi che ci hanno proprio ridotto gli spazi vitali e che, immarcescibili, rimangono a galla nella fogna politica cambiando con spregiudicatezza casacca, campo e ideali.

Chiediamo quindi al nuovo anno un cambiamento di mentalità, chiediamo che la gente la smetta di sedersi di fronte alla porta di qualcuno per chiedere qualcosa, chiediamo la fine del voto di scambio, chiediamo una nuova classe politica per poter legittimare una nuova Assemblea a rivendicare il nostro Statuto di autonomia come potenzialità di sviluppo e indipendenza, chiediamo una presa di coscienza dei siciliani, chiediamo un voto di novità nel panorama politico siciliano che finalmente ci faccia alzare la fronte e rivendicando una sua specificità ci consenta tutti insieme, di dire basta al vassallaggio e riabilitando terra, popolo e lingua abbia a cuore soltanto il futuro dell’isola e dei suoi figli.

Ufficio Stampa
L’ALTRA SICILIA
31 dicembre 2011