Risposta al Direttore di Siciliainformazioni Salvatore Parlagreco

Certamente, Direttore, lei converrà con me che la politica non è più terreno di asceti o ideologi ma è ricerca di consenso e per ottenerlo si appropria delle tendenze che avverte presso l’opinione pubblica. Questo per confutare la tesi secondo cui l’autonomia sarebbe la grande assente dal dibattito, ricordandole che la gente siciliana, messa alle strette (letteralmente) da tasse e disoccupazione, proprio all’Autonomia si era rivolta, basando le sue rivendicazioni non su territori, storie e geografie fittizie, ma sulla realtà inconfutabile di essere l’isola stessa, Stato Nazione, Piccola Patria.

Ed i partiti tutti, furbescamente, ne avevano cavalcato la spinta per trovare una via di uscita sia alla mancanza di motivi politici sia per recuperare consenso.

E lo dimostra Lombardo e il suo Movimento per le autonomie, Miccichè e il suo partito del sud, lo stesso Grillo naufrago nell’Isola che si era chiesto perchè i siciliani restassero con l’Italia e aveva fatto credere di aprire alle rivendicazioni ‘indipendentistiche, e poi l’attuale Ministro Presidente Crocetta che sulle rivendicazioni autonomistiche aveva anche incentrato buona parte della sua campagna elettorale.
Ma questo prima delle elezioni.. poi finita la festa…

Prima pero’ di risalire alle politiche di Bruxelles, troppo lontane, il siciliano, e lei dovrebbe averlo capito, si interroga sulle politiche domestiche, e più ancora su quelle del suo paese, prima ancora di quelle europee e di quelle nazionali che lasciano sempre la Sicilia nell’angolo degli sporchi, brutti, e cattivi.
Lei ha ragione da vendere quando asserisce che il principale responsabile dello stato dell’Isola è proprio il siciliano stesso, io dico perchè non sa votare e ha sempre favorito la mala politica, il clientelismo, il voto di scambio, che non puo’ derubricarsi a semplice reato elettorale, il precariato conseguente.
Per i collegamenti con l’independentismo europeo, mi permetto di ricordarle che una direttiva comunitaria del 2000/1 aveva previsto e finanziato la costituzione di partiti politici europei, accanto alle sopranazionali democristiane e liberali e socialiste si erano affermate unioni di partiti indipendentisti che non avrebbero avuto diritto di cittadinanza nelle formazioni più centraliste riconosciute.

Unioni di indipendentisti che raccolgono scozzesi, irlandesi, catalani, baschi, sardi, siciliani, eccetera e che in pratica hanno creato operativi questi collegamenti che lei giudica pretenziosi.
C’è in Europa un ritorno agli Stati Nazione, e di più alle Piccole Patrie, a causa certo della globalizzazione imperante ma anche della finanza tiranna e della lontananza dei centri di decisione dai territori.
Nell’ottobre del 2010 a Palermo si era tenuta una rivendicazione autonomistica, una marcia di bandiere soltanto siciliane, manifestazione spontanea e convocata via web. Ebbene la gente impegnata nello shopping del fine settimana usciva dai negozi e si chiedeva e imparava che esisteva una bandiera siciliana, uno Statuto di autonomia disatteso un popolo che spontaneamente si riuniva per un ideale comune.

Oggi quel popolo ha fatto i compiti, è cresciuto, ha imparato che lo Statuto scippato poteva essere una possibilità di creare economia e occupazione. Certo ha interagito e si è collegato con gli altri movimenti indipêndentisti e domenica sfilerà per dimostrare che non vuole più essere preso in giro dai paria e dagli schiavi del centralismo, rivendica la sua storia, la sua centralità nel mediterraneo perchè ha capito che deve valorizzare lo Statuto di autonomia, in questa Sicilia, popolo, territorio e lingua, e svolgere un ruolo da protagonista, non più sempre sud di un nord lontano, ma ora Indipendente e sovrana.

Eugenio Preta

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Palermo come Bilbao e Edimburgo? La secessione inventata