Quale futuro per le Cattedrali d’Occidente?

La Storia balbetta e ci propone prima il rogo della Basilica di Notre Dame a Montparnasse e poi quello della cattedrale gotica di San Pietro di Nantes. Ma non solo di fiamme periscono le cattedrali cattoliche ma soprattutto di incuria, di assenze e del fumo di alcuni uomini. Il califfo Erdogan ha iniziato la riconversione in moschea della Basilica di Santa Sofia di Istanbul.

La basilica ha una storia tormentata: convertita in moschea nel 1453, in seguito alla presa di Costantinopoli da parte dei turchi, fu trasformata in museo agli albori del XX secolo dal padre della Turchia moderna, Mustafa Kemal Ataturk, ed oggi, che la Storia torna a balbettare, il furbo saladino Erdogan riscatta ad Allah un simbolo religioso che non gli è mai appartenuto e soprattutto il segno di una civiltà che non ha niente a che vedere con quella sua ottomana. La balbuzie della Storia, dicevamo, potrebbe ingannarci annunziando un ritorno della spiritualità. Ma è soltanto una maschera, potrebbe essere un tentativo di dotare le sempre più numerose comunità islamiche in Occidente di luoghi di culto adeguati, trasformando le Chiese cattoliche abbandonate o non ancora “date alle fiamme”, in moschee.

Niente di più logico dei vasi comunicanti. Il troppo pieno si insinua nel vuoto e come nel riciclaggio ecologico trasformiamo la carta in cartone, il vetro in bottiglie, la plastica in polimeri. Oggi, tutto deve ben potersi riciclare come le croci delle basiliche nei segni della Mezza luna crescente; le caserme inutilizzate in centri d’accoglienza migranti (finché non scappano, come successo a Messina); gli edifici industriali in spazi d’arte contemporanea e le fattorie abbandonate in loft alla moda neo-rurale. Tuttavia ci sarebbe ancora qualche ristrutturazione da affrontare: rifare le decorazioni, cancellare angeli e Madonne, smontare i banchi, togliere i rosoni, eliminare le statue ed esorcizzare i luoghi.

Ma tutto viene semplificato dall’ignavia dell’Occidente: niente di più semplice che trasformare un campanile in minareto (la torre, presente in quasi tutte le moschee), non più le fastidiose campane del “Te Deum”, ma la voce roca e starnazzante di un muezzin meglio si accorderà ai ritmi rap dementi così tanto alla moda. Viste da lontano, poi, il profilo rimarrà identico e non disturberà troppo il panorama.

Chiudiamo gli occhi ed immaginiamo un bel passaggio di potere dalle mani del nostro vecchio curato in quelle di un Imam che ci prometterà il suo nuovo Paradiso. Quanti servizi di arte in Tv, meraviglia del nuovo ecumenismo. Quante lodi sperticate sulle radio pubbliche progressiste, quanti politici nei loro comizi esalteranno l’avvenuto scambio, quanti sincretismi cretini in questo rifocillante “Telethon” delle religioni, che avrà anche fissato il prezzo di questa transazione: non un euro simbolico bensì… i soliti trenta denari.

Poco praticanti, o forse volutamente distanti da una sacralità che più non ci sostiene, non accettiamo però l’idea del vuoto delle nostre Cattedrali: No! Le nostre Chiese non sono vuote, entrateci ed ancora sentirete i gemiti dei santi, i profumi dello spirito. Luoghi sacrali, dei vuoti che restano sempre pieni di passato, di storia e del sudore di quelli che le hanno costruite con amore, con devozione e con la stessa fede con cui un tempo si edificarono i pilastri della terra e le radici del cielo.

Eugenio Preta

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