Le tre France

Dallo  spoglio elettorale delle recenti elezioni presidenziali  ,  è emersa una suddivisione della Francia in tre zone che , alla fine , strutturano la popolazione dell’Esagono proprio in tre categorie, ermetiche tra di loro e diverse entro le loro stesse frontiere.

Innanzitutto la Francia delle grandi metropoli e dei  quartiere opulenti. La abitano funzionari di banca ben stipendiati , dirigenti d’industrie internazionali che utilizzano quotidianamente le frontiere per andare a lavorare ,per mandare i figli in stage linguistici o per andare in vacanza.
A questi cittadini il mondo occidentale e il suo capitalismo senza frontiere calza  a pennello; comprende anche i pensionati più agiati che sognano una Francia tranquilla , la semplicità come valore cardinale, la tranquillità finanziaria e la sicurezza del quartiere.
Questa Francia spesso è aperta al  sociale finché non si toccano però i suoi interessi e si è riscoperta anche ecologista . Non entra in contatto con le altre France se non quando parte in vacanza ed attraversa le periferie con le portiere ben  serrate ed i vetri oscurati . Corte parentesi  che però le ritornano utili perché le permettono di alimentare il suo sentimento di superiorità. Se poi la situazione dovesse peggiorare fino a stravolgere i bei quartierini che abitano,  hanno come ultima possibilità il trasferimento  verso la Svizzera o verso gli Stati Uniti.

Una lacrima versata per la guerra in Ucraina ,un’altra sui migranti le servono per rappacificare la sua  coscienza . Questa Francia ha votato Macron al 27% o i Verdi  al 4%.

Una seconda Francia , disprezzata dalla precedente tenta di sopravvivere in quel che costituisce i tre/ quarti del territorio. È quella delle medie e piccole città di provincia, degli artigiani, degli operai, degli impiegati di concetto, dei piccoli capi e degli impiegati delle piccole imprese. Quella che si alza presto al mattino e la sera va a letto tardi , paga il mutuo della casa, assiste al  trasferimento degli uffici Postali e degli ospedali  ed affronta le tasse e le persecuzioni del fisco. Quella che ama  i suoi paesaggi, le sue vecchie costruzioni e  le sue tradizioni perché le considera il suo patrimonio: ascolta Zemmour, segue Le Pen , a volte Melenchon.
Questa Francia del patrimonio viene in contatto con la Francia “bene” solo durante le vacanze . Ha votato Le Pen al 23% Zemmour al 7% e Jean Lassalle al 3% , vale a dire un francese su tre.

Infine  c’è una terza Francia, lontana dalle due precedenti. La Francia delle periferie sature di immigrazione e  delle moschee, la Francia  che aspira alle sovvenzioni del ministero e del municipio, quella che sviluppa una sua economia a parte, legale o meno.

In estate non va in Grecia o negli USA come la prima o nelle residenze secondarie o nei camping come la seconda , ma riparte verso il suo paese d’origine dove suscita l’ammirazione di quelli che sono restati in loco. Ha votato Melenchon in massa, attira l’immigrazione ed esplode nel tasso di natalità delle famiglie di origine straniera , molto superiore a quello della altre due France.

La prima Francia crede solo nel denaro, la seconda ha ancora leggere tracce   di cattolicesimo , almeno come ricordo culturale , la terza si riconosce in maggioranza  nell’Islam.   Queste tre France abitano  in zone ben distinte , non si conoscono, non si parlano , non si capiscono , vivono e votano in maniera differente; portano in  germe  le battaglie ed il paesaggio politico del domani. E pongono il paese, erede di un grande passato , davanti ad una sfida epocale che oggi , volente o nolente, sarà costretto a rilevare.

Eugenio Preta

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