Un’Europa degli Stati nazionali per opporsi al federalismo imperante

Nel novembre 2023, il parlamento europeo ha votato un testo contenente 267 emendamenti ai trattati europei che, se presto saranno adottati e ratificati, faranno sparire completamente tutto ciò che rimane della sovranità dei suoi Stati membri.

Uscendo dall’immobilismo di una discussione fine a se stessa, lo scorso 4 novembre , una delegazione ungherese-polacca riunitasi a Parigi ha presentato un’alternativa sovranista ai progetti federalisti europei.

I laboratori di idee polacco “Ordo Iuris “e ungherese “Mathias Corvinus Collegium” (MCC) , hanno elaborato un rapporto che presenta  un controprogetto che permetterebbe alle nazioni europee di riprendere  il controllo dele loro sovranità.

L’obiettivo è quello di aiutare i partiti conservatori e patriottici d’Europa ad affrontare con una propria controproposta i negoziati sulla riforma dei trattati europei voluti dal duo franco-tedesco e dalle élite dirigenti ancora in carica a Bruxelles .

Sotto il titolo “il grande reset”, questo contributo ha ricevuto il sostegno del governo ungherese, del partito spagnolo Vox, così come di alcuni leader di partiti di destra in Polonia. Sono in corso contatti con altre formazioni patriottiche e sovraniste in Italia, Portogallo, Romania, Germania e Francia in particolare. È stato inoltre avviato un tour europeo per presentare il progetto che , tra le altre tappe,  è passato da Parigi.

Partendo dalla constatazione inequivocabile che l’Unione europea (UE) sta affrontando una crisi esistenziale, le “elites “ federaliste europee propongono  una fuga in avanti, verso la via di un’integrazione più profonda, accelerando così la tendenza federalista per l’istituzione di uno Stato federale,a questo punto  intrusivo e onnipotente

Il rapporto si ferma a constatare come l’UE si sia progressivamente trasformata in uno Stato quasi federale, che limita il potere decisionale nazionale, un’entità dove il potere effettivo è concentrato nelle mani di persone non elette e senza mandato legittimo.
In ambito giudiziario, ad esempio, si constata come la Corte di giustizia dell’UE (CGUE) continui ad ampliare la sua giurisdizione, riducendo così l’autonomia degli Stati membri
Una deriva che colpisce anche le istituzioni dell’UE, tra cui il Parlamento europeo (PE) e la Commissione europea (CE), che , da parte loro , hanno esteso la loro autorità oltre il loro mandato iniziale, con la conseguenza di una crescente invasione della legislazione europea nelle  legislazioni nazionali, che riduce la capacità degli Stati membri di governarsi in maniera autonoma .

Infine, in molti settori si sta osservando una eccessiva burocratizzazione che impone agli Stati membri politiche dettate solo da un’ideologia che non ha  alcuna legittimità .

Partendo da queste constatazioni, Il rapporto si chiede quale nuova visione dell’Europa sia necessario promuovere e quale sia in definitiva la soluzione più efficace: una riforma o una rifondazione? A tal fine propone due scenari per uscire dalla crisi.

1 scenario :
Ritorno ai fondamentali che prevede “un’UE riformata […] che la avvicinerebbe al modello del 1957”.
Una sorta di casa comune europea, luogo di dialogo che consente agli Stati sovrani di discutere di argomenti (compresi quelli conflittuali), e di collaborare per portare a termine  progetti comuni.

In questo primo scenario, la relazione formula 23 proposte di riforma organizzativa dell’Unione, che consentono di raggiungere otto obiettivi chiave:
– Aumentare la flessibilità all’interno dell’Unione per consentire a ogni Stato di integrarsi in base ai propri mezzi e obiettivi;
– Rivalutare e far rispettare le competenze dell’Unione così come sono state definite;
– Rafforzare e ampliare l’applicazione della regola dell’unanimità;
– Garantire il primato delle costituzioni nazionali sul diritto europeo;
– Ridefinire il ruolo della Commissione europea limitandolo a una funzione di sostegno, sotto lo stretto controllo degli Stati membri;
– Aumentare il ruolo del Consiglio europeo e del Consiglio dei ministri;
– Ridefinire e limitare il ruolo della Corte di giustizia dell’Unione europea nella risoluzione delle controversie, ponendo fine al suo ruolo di legislatore , attuato oggi  attraverso l’interpretazione dei Trattati;
– Ridurre il ruolo del Parlamento europeo a una funzione consultiva.

2 scenario : Nuovo inizio

Il secondo scenario, intitolato “Nuovo inizio”, propone “un cambiamento radicale” rispetto alle attuali strutture dell’UE, “burocratiche, pesanti, inefficienti e costose”. Presuppone lo scioglimento dell’UE attuale e l’istituzione di un “nuovo quadro organizzativo per la cooperazione europea”, che rispetterebbe “i principi fondamentali della cooperazione” tra Stati. Questa rifondazione garantirebbe “la libertà e la sovranità degli Stati”, attorno a cinque principi intangibili:

  • Sovranità nazionale
  • Primato degli organi intergovernativi sugli organi burocratici con presunzione della regola dell’unanimità nel processo decisionale
  • Integrazione basata su un modello di differenziazione “à la carte”(progetti di integrazione a più velocità) e una clausola di opt-out
  • Solide garanzie formali per l’esecuzione dei principi di attribuzione e sussidiarietà, con una chiara delimitazione delle competenze dell’UE e degli Stati membri
  • Affermazione del primato delle costituzioni nazionali.

Espressamente voluto flessibile e a due velocità (due scenari), il contributo di Ordo Iuris e MCC, si propone  di conciliare gli interessi e le aspettative in parte divergenti dei sovranisti e dei patrioti europei, e permettere a ogni Stato di riconoscersi e di integrarsi in un insieme europeo ripensato, in funzione dei propri mezzi.

Il compito del contro-progetto proposto sembra  alquanto arduo ma offre a chi si oppone alla fine delle sovranità degli Stati nazione almeno una seria base di lavoro su cui confrontarsi ed operare. Sapranno i partiti sovranisti  e patriottici europei trarne profitto?

Eugenio Preta

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