Se la Sicilia dev’essere difesa da un ”Commissario dello Stato”

Bruxelles, 19 Dicembre 2005

Come al solito e peggio del solito quest’anno si è arrivati alla finanziaria, cioè all’assalto alla diligenza da parte di una classe politica indegna e del tutto ignara del senso delle istituzioni e del fatto di rappresentare una comunità politica quasi-nazionale. Come al solito lo scempio è arginato dal Commissario dello Stato che taglia qua e là le vergogne più impresentabili.


Che dire?


Ci sentiamo mortificati da Siciliani e da Autonomisti! Anche se noi, come Siciliani, come cittadini e come associazione non ci ci sentiamo alcuna responsabilità … ma ugualmente non possiamo che vergognarci lo stesso come forse, in questi giorni, ogni italiano si sta vergognando di avere una certa guida della propria banca centrale.

C’è una specie di “vergogna oggettiva” dovuta al solo fatto di essere (mal-)governati da certe persone e dal non avere, nei banchi dell’opposizione, come purtroppo in larghi strati della cosiddetta società civile, la necessaria indignazione e reazione.

Dal punto di vista formale il Commissario è andato ben oltre i suoi poteri: entra nel merito di norme troppo lassiste, troppo poco rispettose dell’ambiente, troppo clientelari…

Un vero Commissario, in una Sicilia normale che purtroppo è ancora solo nei nostri auspici, dovrebbe solo intervenire quando una norma regionale contrastasse con le norme di indirizzo della I parte della Costituzione o con obblighi internazionali dell’Italia o quando, ancora, la Regione valicasse i suoi già amplissimi campi di competenza a discapito soprattutto delle autorità centrali…

Ma da noi non è così. Da noi il Commissario dello Stato si surroga al Governo della Regione per l’evidente stato di minorità in cui questo versa…

Quindi nella “sostanza” siamo grati, eccome, al Commissario per i suoi interventi, ma nella “forma” siamo preoccupati perché, in un clima diverso (in cui cioè la Regione stesse finalmente dalla parte dei Siciliani) il suo ruolo potrebbe pericolosamente trasformarsi in una specie di “governatore di colonia” o “lord protettore” che tiene al guinzaglio una Terra finalmente in grado di progettare e realizzare il proprio destino.

Non vi illuda, concittadini, quello che sentirete dire al proposito su di un presunto “fallimento” dell’Autonomia. A parte il fatto che i margini di autonomia che oggi ha la Sicilia li hanno in gran parte tutte le Regioni italiane e – vorremmo dire – tutti i paesi civili che non siano colonizzati, resta il fatto che il “centralismo” e il “cattivo uso dell’autonomia” sono, in pratica, due facce della stessa medaglia, e la medaglia è la delega che i Siciliani hanno dato ai partiti italiani della loro autonomia.

Questa delega, sì, è fallita storicamente, e lo dimostra la solidarietà che gran parte del Centro-Sinistra manifesta al governo regionale in queste ore. In pratica i partiti italiani, per costituzione oseremmo dire, delegano tutto quel che possono al centro e gestiscono solo infime clientele nel territorio, infangano l’autonomia perché non gliene importa niente ed anzi perché sono stati delegati da Roma per questo.

Ben altra musica suonerebbe se i Siciliani si svegliassero e capissero che solo con partiti siciliani si può cambiare rotta.

Sebbene non siamo competenti (diciamo così geograficamente) non nascondiamo tutta la nostra simpatia per quegli occitani che in questi giorni hanno fermato la TAV Torino-Lione. Ancora ci parrebbe un sogno pensare a qualcosa di analogo per fermare lo stupro dello Stretto di Messina. Ma questo dimostra che è possibile, che i Siciliani “svegli”, anziché dormienti o semi-dormienti come sono stati spesso sinora, sarebbero finalmente un soggetto politico attivo e consegnerebbero il malgoverno alla storia.

Certo si può pensare di sospendere la democrazia in Sicilia, di commissariarla,… ma non riteniamo il rimedio migliore del male, e poi chi ci assicura che i commissari, a parte un po’ di efficienza in più, non farebbero sempre interessi estranei alla Nostra Isola?

La soluzione è, e non può che essere, nella democrazia e nell’autonomia! Non si governa da lontano un popolo di cinque milioni e mezzo di abitanti, un popolo che non può decidere neanche se aprire un fido bancario o avere gli interruttori della propria corrente elettrica.

Ma questo autogoverno non verrà mai se prima non si mandano a casa i rappresentanti dei partiti politici italiani. La vera rivoluzione culturale deve essere quella di comprendere che la “Sicilianizzazione” della Politica e dell’Associazionismo (sindacale e non) è il vero compimento dell’Autonomia speciale e non è in conflitto minimamente con la permanenza della Sicilia nella compagine nazionale italiana, anzi ne sarebbe un robusto sostegno perché la Sicilia uscirebbe in tal modo, e solo in tal modo, da un perenne stato di malattia e di minorità.

Antudo!

L’ALTRA SICILIA- Ufficio stampa