L’Altra Sicilia insorge contro la procedura di infrazione UE in Sicilia

Bruxelles, 4 luglio 2007

“La Sicilia è considerata dalla Commissione europea regione ad alto livello di vita, con un elevato tasso di occupazione, con buona pace delle migliaia di giovani che non vanno allo stadio soltanto, ma dopo aver frequentato scuole e università, sono alla perenne ricerca di un lavoro che non c’è; non ha bisogno di aiuti ed è quindi esclusa dagli aiuti al funzionamento, dagli sgravi selettivi di imposte e, di conseguenza, gli aiuti di Stato, cui deve necessariamente ricorrere, sono considerati incompatibili con le regole del Trattato e quindi assolutamente illegali”.

È quanto constata ironicamente Eugenio Preta, commentando la decisione della Commissione europea di avviare la procedura di esame per infrazione, motivata dall’esenzione dall’imposta regionale sulle attività produttive, l’IRAP, che la Regione Sicilia concede nel quadro delle sue leggi 21/2003 e 17/2004 alle nuove imprese che, nel 2004, avevano iniziato a svolgere attività nei settori del turismo, alberghiero, dei beni culturali, agroalimentare, delle tecnologie dell’informazione e dell’artigianato, nonché a tutte le nuove imprese che avevano iniziato ad operare in un settore industriale dal 2004 in poi e il cui fatturato fosse inferiore ai 10 milioni di euro.

La decisione dell’Esecutivo taglia la portata economica e i benefici indotti di queste leggi regionali, che hanno contribuito, tra l’altro, alla creazione di un “Centro euromediterraneo di servizi finanziari e di assicurazione” che permette alle filiali delle società finanziarie e assicurative operanti nell’ambito del Centro, di poter beneficiare di una riduzione del 50 per cento del tasso dell’IRAP per le attività svolte nel quadro del Centro stesso, e alle Cooperative una riduzione del tasso dell’IRAP dell’1% nel 2005, dello 0,75% nel 2006 e dello 0,5% nel 2007, vantaggio che si può estendere anche alle imprese di servizi di sicurezza.
Conformemente alla pratica assodata della Commissione, queste misure sono considerate aiuti al funzionamento, perché consistono in sgravi selettivi di imposte, che normalmente pesano sulle imprese nel quadro delle loro attività e possono essere dichiarate compatibili con il mercato unico soltanto in regioni in cui il livello di vita è anormalmente basso o caratterizzate da una grave disoccupazione.

“Dal momento che pare che la Sicilia non abbia tali caratterizzazioni e sia quindi terra di occupazione e di investimenti – aggiunge Eugenio Preta – l’Europa ci bacchetta e ci accusa di infrazione”.
“Al danno aggiungiamo la beffa del chi tace acconsente”, prosegue. “Infatti, le autorità siciliane, durante il periodo di consultazione che ha seguito l’avvio della procedura di esame della Commissione, non hanno ritenuto di dover presentare alcuna osservazione di sorta e, tacendo, non hanno fatto altro che confermare implicitamente i dubbi formulati dall’esecutivo europeo, ormai misura di tutto.

Accettando quindi supinamente l’accusa di infrazione abbiamo aggiunto – conclude amaramente Eugenio Preta – l’ennesima ferita sulla pelle di una terra vilipesa e offesa, una volta “terra impareggiabile””.

Ufficio stampa
L’ALTRA SICILIA, Bruxelles