La truffa europea

Si è consumata ieri, 13 dicembre, una nuova truffa a danno dei popoli europei.

Ventisette capi di Stato o di governo dell’Ue hanno infatti firmato a Lisbona il nuovo trattato. La loro speranza è quella approvarlo in via definitiva, alla fine dei singoli processi di ratifica nazionale che si avvieranno ora, entro le elezioni europee del 2009.

Chi pensa però che questo sia un passaggio fondamentale per costruire la grande nazione Europa si sbaglia di grosso.


Questa non è l’Europa dei popoli, l’Europa nazione, che peraltro dovrebbe certo comprendere anche la Russia, ma solamente l’Europa delle banche, fondata sull’euro, una moneta coperta da copyright ed emessa da una banca privata senza il controllo degli Stati nazionali. Questa è l’Europa dei burocrati al servizio della grande finanza apolide per sua natura e comunque spesso con in tasca passaporti non europei.

La firma del nuovo trattato, approvato dopo mesi di febbrili consultazioni in ottobre al vertice di Lisbona, vorrebbe essere la soluzione “tecnica” a sei anni di discussioni sulla riforma istituzionale dell’Ue, che in primo tempo aveva portato, quattro anni fa, alla adozione della Costituzione europea, poi clamorosamente bocciata dai referendum di Francia e Olanda.

Questa, quindi, non è una costituzione e senza una carta costituzionale non si potrà mai parlare di Stato europeo, ma era l’unica soluzione possibile per aggirare nuove probabili bocciature da parte dei cittadini francesi e olandesi. Il trattato non ha bisogno di referendum, anche se la Francia dovrà in proposito fare una riforma costituzionale, già annunciata da Sarkozy. In pratica solo l’Irlanda, per sua regola interna, dovrà passra per le urne e questo ha reso ottimisti gli euroburocrati. Le prima firme apposte sul trattato sono stata quella del premier uscente belga Guy Verhofstadt e del suo ministro degli Esteri, Karel De Gucht. Per l’Italia hanno firmato il presidente del consiglio dei ministri Romano Prodi e il ministro degli Esteri D’Alema. Grande assente alle cerimonia, invece, il premier britannico Gordon Brown, che è arrivato solo nel pomeriggio.

“E’ una giornata veramente molto importante. Due anni fa l’Europa viveva una tragedia completa. Si è ricostruito adagio adagio un momento di unità e adesso si può ripartire”, ha commentato con soddisfazione Prodi.
Ripartire per dove? L’Ue continua a fare il cavalier servente degli interessi atlantici, spesso anche contro l’interesse dei popoli europei. Il parlamento di Strasburgo ha poteri limitatissimi e la Commissione, in pratica l’esecutivo, non è eletta dai popoli, ma è espressione dei gruppi di potere che certo non fanno gli interessi nazionali. Se avete dubbi in proposito pensate a quel che fece proprio Prodi quando aveva la poltrona più importante a Bruxelles.

No, questa non è la nostra Europa: non ha forze armate congiunte a difesa della propria sovranità, non ha la proprietà della sua moneta, non ha l’autonomia energetica e alimentare, ma si organizza per avere una poliza del pensiero, un liberticida mandato di cattura “europeo” e leggi contro la libertà di opinione.


No, non ci piace proprio. E se lo chiedessero con un voto gli italiani direbbero NO.

Paolo Emiliani
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