E allora hanno paura…

Neanche un rigo, nessuna parola, il silenzio assordante dei media e delle televisioni ed allora ci convinciamo della nostra teoria: si spaventano.

Il sistema non riesce ad accettare gli attacchi al suo potere ed allora reagisce nella maniera piu’ subdola e deficiente, sinonimo alla fine cdella sua impotenza: finge di ignorare e cerca di passare sotto silenzio grida che non possono essere ignorate.

Per la prima volta nel lento cammino per la rinascita dell’isola un movimento di popolo, autoconvocato attraverso il net, si è ritrovato per le vie piu’ belle di Palermo, per le strade della capitale che, come avviene nelle storie fantastiche, si è aperta in una delle giornate piu’ belle di una stagione che non vuole abbandonare le calde spire della lunga estate.

Erano tante le bandiere che, come per magia, sono spuntate da sotto le felpe dei ragazzi, dalle buste di signori piu’ attempati, dalle borse delle donne nel momento convenuto dell’incontro, nel momento dell’inizio di quella rivendicazione dello Statuto che ha portato a Piazza Politeama il mondo di chi sa, di chi conosce un’altra storia, di chi non vuole piu’ restare in silenzio, del mondo di chi si aggrappa a questo nostro Statuto di autonomia per finalmente rompere i lacci dell’assistenzialismo, del precariato quando c’è, del voto di scambio: Il mondo di un’altra sicilia possibile, quella dell’autocoscienza, dell’autodeterminazione, della rivendicazione di un diritto sacrosanto conquistato col sangue e con le lacrime.

Un corteo misurato, elegante si è snodato sulla via Ruggero Settimo verso i Quattro Canti, verso Palazzo Reale.

E riempiva il cuore lo sventolio di drappi giallorossi, la Trinacria inalberata da madri e figli che riempiva di colore quelle strade gia colorate dal pomeriggio di mezza estate: Sventolavano le bandiere sicilianiste e sfilavano insieme, finalmente, falchi e colombe, padri e figli, senza distinzione di parte, nè destra nè sinistra, soltanto Sicilia.

Antudo era il grido che copriva la strada, sugli acquisti del fine settimana di coppiette premurose, sulle domande di curiose commesse: Statuto?

E allora molti volenterosi si fermavano volentieri a spiegare: Si’ Statuto, la legge costituzionale della nostra terra, ignorata, violentata, disattesa da una classe dirigente di sempre, attenta a portafoglio e prebende piu’ che spinta dall’amore dell’Isola.

Rivendichiamo l’applicazione di questo statuto, cerchiamo di far capire di che cosa si tratta, a dispetto del silenzio che ci circonda.

Bussando alle porte del Palazzo, alla fine dell’elegante corteo, la consegna di una lettera, suggello alla manifestazione ad un annoiato usciere parlamentare che confermava: qui non c’è nessuno…

Ufficio stampa
L’ALTRA SICILIA – Antudo