Il giocattolo dei poveretti

Il prossimo 15 e 16 maggio, gli elettori di 1344 comuni italiani saranno chiamati a rinnovare i loro sindaci e i rispettivi consigli comunali; anche 11 province spalmate su 8 regioni dovranno rinnovare i loro inutili e dispendiosi Presidenti e giunte provinciali, nonostante costino annualmente ben 17 miliardi  di euro e l’accordo quasi unanime, a parole,  di tutte le forze politiche relativamente alla loro soppressione. (Ci sorge un dubbio)

In  Sicilia queste amministrative di primavera coinvolgeranno 28 comuni, seppure a date decalate al 29 e 30 maggio, quindici giorni rispetto al continente. Tra di essi Ragusa sarà l’unico capoluogo al voto, insieme a  grandi centri come Canicattì’ e Favara in provincia di Agrigento, Bagheria nel palermitano, Vittoria in provincia di Ragusa: ben 416.631 elettori siciliani consultati per l’elezione di 520 candidati.

E qui sta il giocattolo: 520 fortunelli che la spunteranno su migliaia di candidati, tante speranze e tante aspettative in gioco.

Infatti è una specie di gioco collettivo quello che ha acceso la fantasia dei cittadini; un nuovo scopone scientifico allargato a più mani che lascia immaginare a tanti poveretti di aver sviluppato una tale sensibilità politica, certo affinata dalle serate a sorbirsi tanti annozero, ballaro’ o altri  spettacoli di chiacchiere (talk show) da convincersi di dover svelare le loro qualità (finora tenute nascoste) di futuri amministratori della cosa pubblica e presentarsi come candidati nel loro comune.

Tralasciamo le liste, che in questo scopo sembra non contino affatto, dato che tra liste di appoggio, liste civiche, liste civetta e altro, le differenze sono effettivamente minime e soffermiamoci invece sulla ermeneutica del candidato. Non sembra soltanto la disoccupazione galoppante il motore delle velleità politiche che si scoprono questi cittadini candidati, c’è anche un’ infinita ignoranza.

Ormai la società contemporanea si è livellata, verso il basso pero’. Per fare l’attore non conta più la scuola di recitazione o di dizione ma il fatto di sparare male parole dagli schermi del grande fratello o dell’isola dei famosi; per fare il cantante basta essere amico di un potente. Perché per fare il politico non dovrebbe bastare la possibilità di iscriversi in un lista ?

Prendiamo ad esempio il caso di Capo d’Orlando. Poco più di 12mila cittadini elettori che in questo stesso momento stanno tentando di capire quale differenza possa esserci tra i 5 candidati sindaco e le migliaia di candidati consiglieri delle liste collegate, dal momento che dicono tutti le stesse cose, vogliono tutti ad esempio costruire un aeroporto, premiare il turismo e programmare uno sviluppo economico per una città ormai al collasso, dal momento che ha spremuto al massimo la risorsa dell’accoglienza innalzando i prezzi del soggiorno vacanziero ai livelli della Costa azzurra senza pero’ offrire né i servizi né le attrattive organizzate del territorio francese.

Come volete che il cittadino, rimasto volutamente comune, si raccapezzi se ogni 3 abitanti ne trova 1 candidato; se ritrova i ritorni in lizza di chi era ormai uscito dalla scena politica cittadina anche per incapacità manifesta e ancora di più ritrova in lista ad esempio chi racconta nelle televisioni private del luogo di aver avuto la città di capo d’orlando sempre nel cuore e dopo una vicenda politica di alterne fortune, anche una mezza legislatura come eletto dell’imbroglio all’estero, si riduce a ritornare come capolista del PDL?

Parliamo in questo esempio  specifico  di Massimo Romagnoli, il figlio ritrovato di Capo d’Orlando che ancora oggi si fa chiamare onorevole e Presidente del Movimento delle Libertà, in attesa di diventare consigliere comunale…. a  Capo d’Orlando.

Ufficio stampa
L’ALTRA SICILIA – Antudo