Ecologismo: nuova religione o setta planetaria?

Come scrisse Aristotele nella sua Politica l’uomo è un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Questo lo spinge a trovare una compagna, formare una famiglia, iscriversi ad una pagina Facebook ad un sindacato, ad un Partito, condividendo quindi ideali comuni che possono essere religiosi, storici, culturali e nazionali.

Con l’affermarsi dell’individualismo economico e borghese, alla fine del XIX secolo e negli anni del dopoguerra, di quella creatura edonista e sessantottina che voleva cancellare il passato e scrivere il futuro non sembra esserne rimasta traccia, tanto che in Europa, le due principali istituzioni che avevano permesso a questo fragile insieme societario di restare in piedi – la Chiesa e il comunismo – sono fallite in bizzarra contemporanea.

L’invasione migratoria, ha offerto ai nuovi europei nuovi modi per ritrovarsi e stare insieme. Del resto, lo stesso Islam, pur se ridotto a semplici codici d’abbigliamento e a esclusivi divieti alimentari, permette almeno la sopravvivenza in una società sempre più lontana dai cittadini, anche se poi il web e le reti sociali favoriscono l’affermarsi di un mondo virtuale dove più amici si possono contare, più ci si sente soli. La fine dell’originaria versione del romanzo nazionale non poteva che determinare la fortuna della nuova ideologia ecologista. In verità, un neoliberismo travestito da turbo-capitalismo che affascina questa folla, tanto anonima quanto differente: una grande tribù di clienti potenziali pronti a comprare il superfluo anche se non ne hanno le possibilità economiche. Eppure la Storia, a dispetto della realtà, non manca mai di riprendersi le sue rivincite.

Tutte le attuali crisi europee hanno un denominatore comune che si chiama economia anche se oggi il fattore economico non sembra però essere tutto. In effetti per capire appieno la fortuna della destra populista bisogna riallacciarsi ad un motivo cruciale: la degradazione dei rapporti umani e la desocializzazione della gente. Se poi teniamo conto che le rivolte odierne sono quelle originate dalla media borghesia in via di proletarizzazione, stretta tra la sfiducia verso le elites dominanti e la diffidenza verso il sotto-proletariato immigrato, ci rendiamo conto che l’indice di fiducia interpersonale tra questi “rivoltosi” è inesistente, il loro totem rimane la ostilità verso gli immigrati, ma anche la diffidenza del loro vicino e persino degli stessi membri della stessa famiglia.

La battaglia ecologica e la salvezza del pianeta sembra costituire, per questa borghesia mondializzata, un vero motivo ideale: che cosa infatti ci potrebbe essere di più coinvolgente e condivisibile della salvezza del pianeta?

E dal momento che le grandi religioni secolari si trovano in piena crisi, l’ecologismo può benissimo servire da messianismo di sostituzione, con la riflessione che porta a chiedersi quale possa essere la differenza effettiva tra una religione e una setta.

Se una religione richiede il minimo ad una intera comunità e una setta chiede il massimo ad una minoranza, proprio l’ecologismo, dal momento che richiede tutto a tutti, diventa una religione settaria a vocazione planetaria. Certamente l’ultima speranza di un sistema ormai in apnea, forse però la prefigurazione di un totalitarismo prossimo futuro a cui questa speranza comincia purtroppo a somigliare.

Eugenio Preta

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