Armi e pazzia, le ragioni delle stragi nelle scuole USA

In una piccola cittadina del Texas un ragazzo di 18 anni ha aperto il fuoco in una scuola ed ha ucciso 19 bambini. Sembrerebbe il solito, ennesimo dramma del profondo sud americano.

Fin dagli anni 60 gli assassinii di massa sono molto frequenti negli USA: individui preda di rabbia delirante escono da casa con un’arma automatica, scendono in strada e uccidono tutti quelli che incontrano.

Pare che l’autore della strage di Uvalde, Salvador Ramos, avrebbe agito per spirito di vendetta contro le violenze subite nella stessa scuola. Certo una motivazione che non può giustificare l’assassinio di 19 innocenti ma che riflette esattamente l’ambiente socio-culturale della popolazione americana: bianchi, neri, meticci, un mosaico di popolazioni che si rileva esattamente quando si procede alla verifica dei presunti autori di queste uccisioni di massa.

Tutte le volte che si registra un tale evento si ricomincia a discutere sulla necessità di rivedere la legge sulla libertà di possedere un’arma, come se una semplice legge potesse servire a illuminare menti malate e limitare questi eventi tragici. Non è così: rinviare tutto ad una revisione legislativa rimane un dibattito sterile perché bisogna anche tenere conto che ci sono paesi molto più “armati” degli Usa, come il Messico o il Brasile, paesi in cui le uccisioni di innocenti e non dei cartelli criminali, non raggiungono le cifre di morti di quelle che avvengono negli USA con l’aggravante del numero superiore di detentori di armi. Se il dibattito si svolgesse solo sul possesso di armi non si capirebbe perché gli assassinii di massa siano minori nei paesi più “armati”.

Le uccisioni di massa accadono generalmente laddove la vigilanza, politicamente corretta, è talmente potente da imporsi alla maggioranza dei cittadini che ogni tanto si ribella e porta qualcuno a prendere un’arma automatica e sparare sulla gente inerme. In nove casi su dieci queste stragi avvengono nei paesi di cultura anglo-sassone protestanti, mentre sono quasi nulle quelle nei paesi cattolici.

Secondo un’inchiesta recente dell’FBI le ragioni per cui si uccide rimangono tuttora poco identificabili. Nella casistica studiata, sono gli individui di sesso maschile in maggioranza ad armarsi, certamente instabili, disadattati socialmente e con un passato psichiatrico regresso. Non si tratta certamente di rivoluzionari o di anarchici e se si facesse la somma di tutti gli individui che rispondono a questi criteri studiati dall’Fbi non si arriverebbe a più di 50.000 persone in tutti gli Stati Uniti. Una cifra che non può servire a costituire un profilo del probabile stragista e non può certamente giustificare i dibattiti e i miliardi impiegati da oltre 30 anni per cercare di individuare esattamente la fascia socio-culturale su cui concentrare indagini e indirizzare la prevenzione.

Senza girarci intorno, a questo punto, forse una legge che regolamenti il possesso di armi e non permetta a chiunque di entrare in un supermarket ed uscirne con pistole e fucili senza peraltro fornire il minimo attestato d’identità civile o di salute mentale potrebbe costituire, a tutt’oggi, la sola prevenzione ad ogni tipo di strage.

Eugenio Preta

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