Un anticipo del Natale

Sembra che svuotare il Natale della  sua sostanza sia diventato un vero e proprio progetto politico.
Non si parla nemmeno più del senso cristiano del Natale ma semplicemente di tradizione culturale plasmata nel corso degli anni da famiglie abituate a ritrovarsi in un decoro  codificato.

I canali televisivi, nei telefilm di Natale, trasmessi già da ottobre, condividono esempi o consigli per un “Natale”, oltre che consumistico,  che diventa  il trionfo dell’atemporale, con cenni ai ricordi d’infanzia e al crescente desiderio dei consumatori di possedere oggetti decorativi senza tempo:  la vetreria di cristallo di vostra nonna o il  curiosare nei mercatini delle pulci alla ricerca di decorazioni vintage.

Questa tendenza che riprende tutti i classici, quasi all’eccesso, si inserisce in una corrente che esiste da qualche anno: prima c’era la tendenza Old Money, più recentemente la moda Countryside, vale a dire un’estetica country chic, che faceva furore sulle reti: uno stile davvero senza tempo, difficilmente passato di moda perché si riferisce a uno dei grandi classici della moda maschile inglese: il gentleman farmer.

Tutto è detto: piace ciò che è “senza tempo”. Anche tra gli uomini, del resto, molti affermano di vestirsi come i loro nonni, notando che,  in passato, la moda maschile non era solo elegante ma, in più, veramente virile. E questa volontà di tornare a una moda senza tempo, trasmissibile ed ereditata non è certo appannaggio di una casta di privilegiati

I negozi, invece, l’hanno capito bene: nella pubblicità, il tradizionale ha il vento in poppa!

È che, a differenza di alcuni sindaci che sembrano non avere alcun conto da rendere a nessuno per quanto riguarda le loro scelte di decorazioni dubbie, tutti i magazzini sono soggetti alla dura legge del mercato.

Il cliente è il re, si dice… evidentemente non l’amministrato.
Nella confusione di un rito consumistico a cui basta cambiare soltanto la data, resta da vedere se poi il suddetto amministrato approfitterà delle prossime elezioni del 2026 per rimettere, finalmente, il piccolo Gesù nel presepe!
Eugenio Preta

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