Formula Uno
Dopo le scoraggianti produzioni di Apple Studios, oggi la pellicola “F1 “sta dimostrando di poter invertire quella rotta deficitaria.
Prodotto in parte da Brad Pitt, che assicura qui la propria promozione incarnando il personaggio principale, il nuovo film di un promettente Joseph Kosinski, vuole essere un omaggio alle corse di Formula 1 e a un certo tipo di virilità che si fa sempre più rara nel cinema americano.
Il racconto segue un’ex gloria della F1 degli anni ’90, che all’epoca aveva vissuto un terribile incidente che ha frenato la sua ascesa
Trent’anni dopo, a seguito di una vittoria alla “24 Ore di Daytona”, Sonny, il coprotagonista , riceve la visita del suo vecchio amico Ruben Cervantes, proprietario di una scuderia in bancarotta APEX GP che non ha segnato alcun punto in tre stagioni.
Ruben lo informa che il suo gruppo sarà probabilmente rivenduto se non riuscirà a vincere almeno una gara nei nove Gran Premi rimanenti.
La sete di vendetta e di adrenalina è tale che Sonny Hayes accetta di competere per lui, al fianco di un giovane pilota indomito e arrogante, Joshua Pearce, con il quale si instaura una rivalità tanto controproducente quanto pericolosa…
Se vogliamo andare oltre i collocamenti di marchi facili e intempestivi (Gucci, Red Bull, Mercedes, Apple, Ferrari…) e una narrazione estremamente segnalata sull’ambizione, la resilienza e il superamento di sé, tipici della storia di successo liberale americana,
F1 ci dimostra che l’uomo bianco di più di cinquant’anni (61, più esattamente…) non è necessariamente destinato alla demolizione e può ancora ispirare i più giovani .In effetti, Kosinski si preoccupa di descrivere questo universo in tutti i suoi aspetti: il colloquio fisico dei partecipanti, la progettazione di un veicolo ergonomico, il rapporto con gli sponsor, il rapporto a volte complicato con la stampa e, soprattutto, il lavoro di squadra necessario per il successo. Coproduttore del film è Lewis Hamilton, sette volte campione del mondo di F1, che ha saputo portare la sua esperienza alla troupe cinematografica e garantire la credibilità dell’insieme.
Girato in parte durante veri e propri fine settimana di Gran Premi, la storia mette in risalto i circuiti più emblematici del mondo: Silverstone, Monza, Hungaroring, Zandvoort, Suzuka, Spa, Città del Messico, Las Vegas e Abu Dabi. Abbastanza per deliziare gli appassionati di Formula 1 che noteranno anche con piacere l’apparizione sullo schermo dei piloti Max Verstappen, Charles Leclerc, Lando Norris e Lewis Hamilton. .
Fortunatamente, il regista è ben consapevole che il vero motore della sua storia non risiede tanto nei bolidi quanto nelle interazioni dei suoi personaggi e nelle tensioni che attraversano la scuderia APEX GP; il suo lavoro di scrittura, a questo proposito, è irreprensibile.
Certamente, la critica di sinistra non mancherà di indicare l’overdose di testosterone, l’immagine retrograda della donna sedotta dal macho conquistatore o la dissolutezza dei mezzi. Riteniamo però che la pellicola superi tutti gli stereotipi woke oggi tanto di moda e che rappresenti gli ingredienti di un film sportivo probabilmente destinato al successo delle sale.
Eugenio Preta