Il cavallo di Troia dell’Islam

A poco a poco, l’Islam si costruisce il suo nido nel bel mezzo della cristianità. Domenica 12 ottobre scorso, il Catholic Herald ha comunicato  che il Vaticano aveva appena dato il suo avallo all’apertura di uno spazio di preghiera riservato ai musulmani all’interno della sua prestigiosissima Biblioteca Apostolica.

La richiesta sarebbe arrivata dal mondo accademico di confessione islamica. “Alcuni ricercatori musulmani ci hanno chiesto una sala con un tappeto per pregare, e noi gliel’abbiamo data”, si è giustificato il viceprefetto dell’edificio, Giacomo Cardinali, evocando un atto di tolleranza.

Fondata da papa Nicola V a metà del XV secolo e spesso considerata il cuore intellettuale della Chiesa cattolica, la Biblioteca del Vaticano ospita una vasta gamma di manoscritti e testi provenienti da religioni e culture di tutto il mondo. Vi si trovano opere ebraiche, etiopi, arabe e cinesi, ma anche alcuni corani “incredibilmente antichi” che vengono consultati dal pubblico.

Non sorprende che questa carità tutta cristiana non sia stata salutata all’unanimità. “I cristiani non hanno il diritto di mettere piede alla Mecca, perché l’Islam li considera spiritualmente impuri e sporchi, allora perché  il Vaticano fa una cosa del genere? », si è così stupito il presidente del circolo di riflessione Vivre français, Jean Messiha, su X.

Difficile, infatti, non vedere una certa disuguaglianza di trattamento tra le comunità religiose. Chi immaginerebbe l’apertura di una piccola cappella cattolica alla Mecca, per esempio?

Se le autorità saudite assicurano che i cristiani possono recarsi nel loro paese, è anche indicato che il culto cristiano non può essere praticato se non “in modo clandestino”.

«In Arabia Saudita, la religione di Stato è l’Islam. Tutta la popolazione è quindi a priori soggetta all’Islam, precisa il sito ufficiale visasaudi.sa.com. Al fine di garantire il mantenimento e il rispetto della religione, il governo saudita pone la predominanza dell’ Islam.

Questa assenza di libertà religiosa è anche specificata dall’amministrazione americana che avverte i suoi concittadini che in Arabia Saudita, “la legge vieta la pratica pubblica di culti non islamici”.

Nel 2017, lo stesso quotidiano Libération ha riferito dell’intolleranza saudita nei confronti dei cristiani. Ha ricordato, in particolare, l’appello lanciato dal grande mufti dell’Arabia Saudita alla distruzione di “tutte le chiese” nella penisola arabica. «In realtà, non c’è nessuna chiesa, in Arabia Saudita. Il cristianesimo, come tutte le altre religioni oltre all’Islam, è vietato nel paese”, osservava il quotidiano di sinistra.

Qualche anno prima, la BBC aveva riferito di trattative tra un rappresentante di papa Benedetto XVI e il re dell’Arabia Saudita per aprire una prima chiesa sul territorio saudita. Queste trattative alla fine non avevano avuto successo.

Mentre i cristiani devono nascondersi in Arabia Saudita, il Vaticano dedica una lussuosa sala alla preghiera musulmana… Questa generosità potrebbe essere assimilata da alcuni spiriti addolorati a un’ingenuità colpevole. Si dà il caso, infatti, che l’Italia in generale e Roma in particolare siano molto apertamente ambite dai “radicalizzati”.

Il desiderio di conquistare la Città Eterna era stato annunciato dallo Stato islamico già nel 2015, quando era all’apice della sua gloria. «Camminare su Roma, con la grazia di Allah! », spiegava allora un terrorista mascherato, in un video in cui 21 egiziani copti venivano giustiziati.

Gli attivisti jihadisti avevano persino lanciato su Twitter la parola chiave #We_Are_Coming_O_Rome. Un anno dopo, la polizia italiana aveva arrestato diversi individui sospettati di fomentare attentati islamisti a Roma e in Vaticano.

Questo odio per i non musulmani può venire sconfitto aprendo in Europa sempre più moschee e sale di preghiera? Assolutamente no. I troiani avevano festeggiato la partenza dei greci accogliendo dentro le loro mura invincibili un cavallo lasciato  come ricordo,  si accorsero poi di aver consegnato la loro città al saccheggio delle  truppe di invasione greche.

Eugenio Preta

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